Chiude Max Mara in corso Marrucino

3 Febbraio 2017

Lo storico negozio di abbigliamento licenzia in tronco le tre dipendenti. I legali: l’azienda non ha voluto trattare

CHIETI. Un altro storico negozio lascia corso Marrucino. Max Mara chiude i battenti e lo fa anche in modo per nulla indolore, con il licenziamento delle tre dipendenti, mandate a casa nello spazio di un giorno, alcune addirittura dopo 23 anni di lavoro. Il punto vendita della grande catena di abbigliamento si trova da decenni in corso Marrucino. In origine aveva sede nella seconda parte del corso, in seguito è stato spostato sotto i portici, all’angolo con piazza Vico. Le tre dipendenti licenziate sono assistite dagli avvocati Katia Ferrarini del foro di Chieti ed Emidio Grumelli del foro di Pescara.

«Incomprensibile, in un’ottica conciliativa, l’atteggiamento della società Maxima s.r.l.», dice l’avvocato Ferrarini, «la quale ha licenziato in tronco tre lavoratici, ree di aver semplicemente chiesto un piccolo rinvio per riflettere sulla proposta di ricollocamento presso i punti vendita Max Mara ubicati a Modena o Forlì, con riduzione dell’orario di lavoro da tempo pieno a tempo parziale e demansionamento dal primo al terzo livello per una delle tre». Secondo quanto affermano i difensori delle tre lavoratrici, questa ipotesi di ricollocazione sarebbe stata comunicata alle dipendenti solo lo scorso 24 gennaio, nel corso dell’incontro davanti alla Commissione di conciliazione della Dtl (Direzione territoriale del lavoro) di Chieti, mentre nei mesi precedenti l’azienda aveva sempre parlato di una ricollocazione del personale nel punto vendita di Pescara.

Sempre a stare alla versione degli avvocati difensori, inoltre, l’azienda, attraverso il suo consulente, avrebbe avuto un atteggiamento di «assoluta chiusura» nel corso dell’incontro, visto che il rappresentante si sarebbe «opposto in tutti i modi al rinvio richiesto, affrettandosi a consegnare alle lavoratrici le lettere di licenziamento». Gli avvocati delle dipendenti raccontano anche del contegno tenuto da questo consulente aziendale nel corso dell’incontro alla Dtl: «Ha chiesto l’immediata espulsione del collaboratore dello studio, presente per via di un nostro impedimento per il quale era stato prontamente richiesto un rinvio a mezzo Pec», dicono i difensori, «il consulente ha ottenuto anche il consenso della Commissione alla richiesta di arrivo dei carabinieri qualora il collaboratore non fosse uscito. Nemmeno la richiesta delle lavoratrici di verbalizzare la nomina del collaboratore è stata accolta». A quel punto il collaboratore di studio è uscito e, nel giro di pochissimo tempo, è dovuto arrivare un altro avvocato dello studio. Ma il destino del punto vendita non è mutato. Chiusura e restituzione delle chiavi. (a.i.)

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