Chiudono tutti i reparti Covid e tornano le visite ai ricoverati

21 Giugno 2021

Il primario Cipollone: «A pieno regime l’attività del Santissima Annunziata non legata alla pandemia» Ora i parenti possono andare a trovare i malati, ma bisogna prenotarsi telefonicamente 48 ore prima

CHIETI. Chiudono i reparti Covid e l’ospedale Santissima Annunziata torna alla normalità. Non sarà ancora l’ospedale dell’epoca pre-emergenza, ma ormai tutta l’attività non legata alla pandemica è tornata a pieno regime. E anzi, per il personale sanitario si riparte all’insegna del superlavoro, vista la necessità di recuperare quanto lasciato indietro proprio a causa del Covid.
Il professor Francesco Cipollone, primario della Clinica medica e responsabile Asl della medicina Covid, conferma: «Il Santissima Annunziata è ormai tornato alla normalità, tutti i reparti che erano stati assegnati all’assistenza dei pazienti che avevano contratto il coronavirus sono stati riconvertiti. L’unico reparto Covid rimasto è quello di Malattie infettive che, d’altronde, per le sue caratteristiche rimarrà così anche in futuro, così come dettano le linee guida nazionali».
Il reparto guidato dal professor Jacopo Vecchiet è oggetto anche di lavori di ristrutturazione, per cui al momento mantiene solo pochi posti letto. I lavori, spostati nel periodo in cui si è calcolato che non ci fosse grande bisogno di ricoveri in reparto, si concluderanno da progetto nell’arco di due mesi. Terminati i quali, Malattie infettive sarà un reparto nuovo, con standard assistenziali più elevati, stanze a pressione negativa e strumentazione all’avanguardia, all’altezza di fronteggiare una eventuale recrudescenza del virus in inverno. Se nel frattempo dovessero esserci casi d’emergenza, c’è sempre il reparto di Malattie infettive del San Pio di Vasto in piena operatività. E mentre i 500 posti letto dell’ospedale teatino tornano tutti non-Covid cambia anche una regola che molto ha pesato su pazienti e familiari: il divieto di andare a trovare il proprio caro in ospedale. Dalla scorsa settimana i parenti possono tornare a far visita ai ricoverati, ma l’ingresso non è comunque libero come prima del Covid. Le presenze dei familiari sono contingentate, quindi per far visita ai pazienti bisogna prendere un appuntamento telefonico chiamando 48 ore prima. Ogni reparto deve avere un responsabile dell’organizzazione delle visite. Il professor Cipollone ha chiesto alla Asl la possibilità che la stessa azienda individui un coordinatore aziendale che svolga questo compito per i tre reparti di Medicina del Santissima Annunziata e la Pneumologia che, complessivamente, ospitano un centinaio di pazienti. Con un coordinatore aziendale si eviterebbe di sottrarre risorse a un organico già risicato. L’organizzazione del calendario-visite, infatti, non è cosa da poco.
«Nel mio reparto», spiega il direttore della Clinica medica, anche chiamata Medicina 1, «avendo 58 posti letto, non possiamo accettare troppe visite contemporanee. Sebbene la fase emergenziale del Covid sia passata, restano alti gli standard anti-contagio, perciò possiamo ammettere solo pochi familiari in contemporanea e le visite non andranno oltre i 20 minuti».
Nel frattempo, mentre l’ospedale teatino torna alla normalità, chiude anche il Covid hospital di Atessa. Venerdì scorso ha chiuso i battenti il presidio atessano che per tutto il periodo di emergenza ha ospitato i malati che non avevano sintomi gravi. Adesso ci vorranno alcuni giorni per sanificare i locali e poi il San Camillo De Lellis tornerà alla sua normalità, tornando a svolgere la sua funzione di ospedale di area disagiata. L’anno scorso il Covid hospital di Atessa aveva ripreso l’attività ordinaria a fine luglio, per poi essere nuovamente riconvertito in ospedale Covid con l’arrivo della seconda ondata del virus, nello scorso autunno, a partire dal mese di novembre. Attualmente i casi ospedalizzati per Covid, in tutte le strutture della Asl teatina, sono solo tre, tutti ricoverati nel reparto di Malattie infettive di Vecchiet. Un’altra struttura che non verrà smantellata né riconvertita è il Pronto soccorso Covid, che resta in attività soprattutto per quei pazienti di cui non si può escludere con certezza che non abbiano contratto il virus.
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