Chiuse le unità di continuità assistenziale

La presidente della commissione sanità: contagi Covid in rialzo, è una decisione che lascia perplessi
CHIETI. Suscita allarme la decisione di chiudere dal primo luglio le Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale che accolgono gli operatori della sanità che si occupano di seguire i pazienti Covid. La presidente della commissione comunale sanità Gabriella Ianiro, da medico di base, nota subito il fatto che siamo «in concomitanza con la recrudescenza pandemica in atto». E dunque la chiusura a partire dal primo luglio «lascia perplessi e sgomenti per il significato che assume nell’ambito delle già numerose criticità che caratterizzano l’assistenza sanitaria territoriale. La scomparsa delle Usca genererebbe, alla luce dei dati odierni sui contagi, scompensi difficilmente colmabili nell’attività dei medici dell’assistenza primaria del territorio, già gravati da numerosissime incombenze sia cliniche che burocratiche, oltre che incidere ulteriormente sui ricoveri. Non si può, tuttavia, non sottolineare che, in assenza di ulteriori indicazioni ministeriali, era nota a tutti la naturale decadenza temporale di tali Unità speciali, ribadita nell’ordinanza del presidente della Giunta regionale numero 5 dello scorso aprile».
Interviene anche la consigliera Pd Barbara Di Roberto, che va subito all’attacco: «La soppressione delle Usca», dice, «evidenzia ancora una volta l’incapacità e l’inefficienza della Regione in tema di sanità. In un momento in cui stanno emergendo in tutta la loro gravità i problemi e i disservizi, le carenze logistiche, di risorse economiche e di personale, che si riversano sull’ospedale di Chieti abbandonato a se stesso dalla discutibile gestione manageriale della ASL 02, non possiamo non accogliere e supportare la denuncia dei pazienti più fragili a cui, in caso di contagio da Covid, l’assistenza tempestiva e domiciliare dovrebbe essere ancora assicurata visto che il virus è ancora presente e contagioso. Con reparti ospedalieri in sofferenza, un Pronto Soccorso al collasso, le Uccp non ancora funzionanti, tutto ricadrebbe nuovamente sui medici di medicina generale, ma tutto graverebbe ancor di più sullo stato di salute generale dei pazienti». (a.i.)
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