Chiuso in casa da più di tre anni: «Asl, Ater e Comune mi aiutino»

La denuncia di un 67enne teatino costretto in sedia a rotelle. L’uomo chiede uno scivolo per poter uscire liberamente: «Ma è tutto fermo, ogni ente a cui mi rivolgo scarica la responsabilità su un altro, sono disperato»
CHIETI. Quando Carmine Cupido ha perso l’uso della gamba destra, non avrebbe mai sospettato che la sfida più grande sarebbe stata non quella con una disabilità che lo ha costretto ad una pensione in sedia a rotelle ma contro l’inferno della burocrazia. Un’idra che ad ogni pratica risolta risponde con nuove scartoffie, fogli, permessi, controlli, visite, attese che da tre anni lo costringono in casa senza la possibilità di uscire. E mentre le condizioni di salute non migliorano, il tempo passa e la frustrazione cresce. Gli attori che possono sbloccare la sua condizione sono apparentemente tre: la Asl, a cui Cupido chiede una sedia a rotelle adeguata, elettrica; l’Ater che gestisce la casa in cui vive, al primo piano; il Comune, da cui dipende il nullaosta per dei lavori che permetterebbero la costruzione di uno scivolo con cui potrebbe nuovamente girare per la città, aiutato dalla moglie e da sua figlia. Ma «apparentemente» è l’unico termine possibile: quando gli enti a cui Cupido si rivolge rispondono è per rispedire la richiesta al mittente con la pretesa di nuovi documenti che ogni volta spostano la linea dell’orizzonte un po’ più distante. La sua storia è un paradosso: un vita a bordo dei camion con cui ha girato l’Europa, partendo trent’anni fa da Chieti per raggiungere Berlino all’indomani della caduta del muro, ma oggi ridotta a pochi movimenti negli spazi di una casa che è diventata, come la definisce lui, «una prigione». Prima un’operazione alla spalla, poi un secondo intervento che si conclude con sei viti nella schiena e una gamba che perde gradualmente di sensibilità fino a diventare inservibile. «Sono tre anni che non esco, tranne quando la Misericordia mi viene a prendere per le visite, che sono moltissime ed estenuanti», racconta l’uomo, 67 anni. La prima delle due richieste per poter tornare a sognare una vita migliore è una sedie a rotelle elettrica: per ottenerla, a Cupido è stata richiesta l’approvazione di un fisiatra «che ha stabilito che la sedia mi spetta per le mie condizioni», racconta. Ma il fisiatra non basta: serve anche la visita di un neurologo che stabilisca le sue condizioni psichiche, «ma anche il neurologo che è venuto qui ha confermato la mia necessità», spiega mentre impugna le carte con gli atti dei medici consultati. È tutto messo nero su bianco. «L’Inps ha stabilito che non deambulo e posso richiedere la sedia a rotelle elettrica. Il centro di riabilitazione Sant’Agostino lo ha sottoscritto. Ma la Asl me la nega: c’è un percorso di recupero da chiudere», che però Cupido ha concluso in anticipo (a metà dicembre rispetto alla data inizialmente fissata per il 28 febbraio 2026). Da allora nulla è cambiato. Anche qualora questa sedia arrivasse, c’è un secondo nodo da sciogliere: quello dello scivolo per poter uscire di casa. «Prima ci siamo rivolti al Comune, che ha scaricato il compito sull’Ater che è proprietaria della nostra casa. L’Ater ha scaricato la responsabilità sul gestore di questo condomino. Dopo due anni dalla richiesta ci sono stati i primi sopralluoghi per prendere le misure e valutare i lavori ma è tutto fermo». Per capire il motivo bisogna tornare a quella grammatica che muove le fila del gioco burocratico: la proprietà è dell’Ater, ma il condominio è gestito da un terzo. Per realizzare lo scivolo, si dovrebbe aprire il retro del balconcino che ridà sul cortile condominiale (nella foto) e collegare la struttura alla strada buttando giù una sezione della ringhiera verde, che è invece del Comune. Dunque, al netto dei sopralluoghi, l’ultima parola è degli uffici comunali che, stando a Cupido, non si sarebbero ancora espressi. «In alternativa, andrebbe bene anche l’idea di spostarci in un’altra casa. Ma chi paga il trasloco? Chi se ne occupa? Noi non possiamo», conclude Cupido. Da quelle strade che ha battuto a bordo dei camion lo separano pochi metri. Quanto basta per costruire la distanza tra il mondo delle persone comuni e i labirinti della burocrazia.

