Christos Cotsias, un greco col gene di Chieti nel cuore

I personaggi della teatinità. Titolare del bar della Trinità, è in città dal 1974 Costretto a lasciare gli studi di Medicina, ha imparato l’arte della ristorazione
CHIETI. Il personaggio protagonista della mia odierna vetrina. Christos Cotsias non è nato a Chieti, ma in un luogo, Protòpappa Ioannina che si trova al centro della Grecia, nazione che ha molti legami con la città teatina che viene non per nulla definita di Achille, e che ha per suo stemma l'eroe greco a cavallo. La motivazione di questa scelta sta nel fatto che se c'è qualcuno che merita di essere proclamato teatino ad honorem e di far parte della comunità locale è sicuramente Christos, che di questa città, della sua gente ha capito lo spirito e condiviso l'anima fino a farla sua. A Chieti è venuto nel 1974, dopo aver concluso gli studi ad Atene, nel Gimnasio Arrenon, per iscriversi alla facoltà di Medicina e Chirurgia. alla d'Annunzio i primi studenti greci arrivarono nel 1972. Christos, che invece arrivò due anni più tardi, li ricorda tutti: Atanasio Tsirambisis, Nicolas Gavalas, Manlio Gavalas, Manlio Gavalas, Christos Christiadis, Kostas Papaioanou, Stelios Kaffas. Giannis Sturnaras , Kostas Tiros, Deimetzakis Giorgos, Nikolaidou Maxi. Oggi sono tutti professionisti affermati nel loro paese, con forti legami in città che ancora resistono. Christos ha fatto altre scelte, quando la laurea in Medicina era ad un passo, costretto dalle circostanze della vita che gli hanno imposto di cercare un lavoro per sostenersi, con la svolta resa possibile dall'incontro con Santino Strizzi e poi con Rinaldo Camplone, personaggi famosi, direi anzi storici nel campo della ristorazione e della gastronomia. Christos cominciò così a lavorare in quel particolare settore. «Era una macina, una ruspa- mi ha raccontato Strizzi- capace di lavorare senza concedersi una pausa ogni giorno fino all'alba, occupando tutti i possibili ruoli, in cucina, in sala, in laboratorio, ovunque c'era bisogno di fare». Tanto impegno, tanta voglia di imparare e di affermarsi gli hanno spalancato tutta la strada che l'ha portato dove ora si trova. Infatti quando Camplone decise di aprire un bar anche a Chieti affidò a Christos la gestione, nei locali di Piazza Trento e Trieste. Quando poi l'imprenditore pescarese decise di chiudere l'attività Christos si propose come titolare della impresa. E da quel momento man mano è diventato davvero un punto di riferimento per tanti teatini, grazie alla sua innata cordialità, alla sua disponibilità, al suo saper tendere sempre la mano, come sa fare chi nella sua vita ha vissuto momenti non facili e non ha mai dimenticato quale valore può avere in quelle circostanze la solidarietà.
A Chieti Christos ha anche messo su una bellissima famiglia, sposando nel 1998 Maria Mattioli che gli ha dato due splendide figlie, Angelica e Stassini. Sono loro che hanno creato quella buona aria familiare che è una delle caratteristiche del locale, grazie proprio alla loro disponibilità e cordialità. Porte aperte sempre, soprattutto ai giovani, per i quali Christos trova in ogni occasione le parole giuste per un consiglio, una parola di conforto o di fiducia. Teatino ad honorem proprio per l'amore che ha dimostrato per la città dove ha scelto di vivere e per i suoi abitanti. E qui trova spazio un piccolo ma significativo episodio: nel suo locale il giorno in cui il Pescara si giocò con il Bologna la conquista della serie A la tv fu sintonizzata sulla partita. Ci fu qualcuno, dimostrando certo di non avere il massimo della intelligenza, che criticò il fatto, come se assistere ad una partita del Pescara per un abitante di Chieti fosse qualcosa di riprovevole. Christos fu ferito da questa critica che ovviamente ritenne assurda e su Facebook scrisse di sentirsi molto più teatino di quelli che lo avevano accusato di essere filo pescarese. Guadagnò la solidarietà piena di tantissimi cittadini di Chieti. Altra dimostrazione delle qualità dell'uomo, del suo grande animo, è stata offerta dalla improvvisa morte di Sandro Angeloni, che è spirato tra le braccia di Christos, di cui era amico. Un duro colpo da cui Christos sta faticosamente cercando di riprendersi, ennesima prova di come ha scelto di vivere nella città che lo ha adottato e che ora è orgogliosa di averlo tra i suoi figli.

