«Ci diceva di stare zitti Avevamo paura di lui»

12 Maggio 2019

Ecco i verbali choc delle audizioni: ci metteva sul letto e non potevamo reagire Un piccolo giocatore: volevo raccontare tutto ma era difficile, ho iniziato a odiarlo

CHIETI. «Mi portava a casa di sua mamma, si spogliava e mi metteva sul letto. E io non potevo reagire». Comincia così il racconto choc di una delle vittime di Riccardo Furgiuele, 53 anni, l’allenatore di baseball condannato a 12 anni di carcere per violenza sessuale su 9 piccoli atleti. Le testimonianze sono contenute nelle motivazioni della sentenza depositate qualche giorno fa. Il bambino, 7 anni appena all’epoca dei fatti, ripercorre con lucidità gli abusi subiti. Violenze sessuali, anche complete, avvenute non solo nei locali adiacenti al campo di allenamento, ma anche a casa della madre di Furgiuele, a Sambuceto. Dentro quella stanza, riferisce il ragazzino a Gloria Colabufalo, la psicologa nominata dal tribunale, «c’era un letto matrimoniale con la tv all’angolo e un armadio davanti il letto». «Il minore», sottolinea il perito, «evidenzia una condotta tipica dei soggetti traumatizzati». Non solo terrificanti violenze fisiche: anche le pressioni psicologiche erano costanti. «Quando il bambino diceva a Furgiuele che non voleva più farlo», scrive in sentenza il giudice Andrea Di Berardino, «l’uomo gli rispondeva: “Me lo ricorderò”». Anche un altro minore è stato abusato in quella che gli investigatori hanno definito come la casa degli orrori. «Mi ha portato a casa della madre, e mi ha detto che mi dovevo levare i pantaloni. L’ultima volta che è successo c’era anche la neve, quindi ha preso una coperta. Io lo volevo dire ai miei genitori, solo che avevo paura». A marzo del 2017 Furgiuele è finito in carcere. «Non l’ho detto per quasi sei anni», aggiunge il ragazzino. «Quando mia mamma mi ha detto che è stato arrestato, sono crollato. Gliel’ho detto perché ormai mi sentivo al sicuro». La piccola vittima ricostruisce quei mesi da incubo in cui l’allenatore di baseball faceva di tutto per conquistare la fiducia dei suoi allievi: «La sera Riccardo ci portava al cinema, alle volte, e al bowling. Queste cose (gli abusi; ndr) sono successe anche a casa sua, quando suo figlio e sua moglie non c’erano. Succedevano anche negli alberghi, quando andavamo fuori. Poi succedeva pure in una palestra dove facevamo allenamento». Il racconto diventa sempre più drammatico: «Quando succedevano queste cose e io gli dicevo che mi faceva male, lui smetteva però poi ricominciava. Poi mi veniva a prendere, quando dovevamo fare gli allenamenti, oltre che a casa mia anche sotto quella di mio nonno. Io ne volevo parlare anche con i miei compagni, solo che non avevo coraggio. Avevo paura. Ma poi sono riuscito a parlare». Un altro piccolo giocatore, dopo aver parlato delle ripetute molestie, si sfoga davanti alla psicologa: «Non ci volevo stare vicino a Riccardo per quello che aveva fatto». Il ragazzino è stato abusato nel bar dell’impianto sportivo di Santa Filomena: «Mi ha detto: “Statti zitto”». Un compagno di squadra, invece, ricorda: «Riccardo era una persona molto simpatica e giocosa. Ma, quando eravamo da soli, lui abusava di me. Lui mi comprava tante cose, non ne capivo il motivo, non erano importanti per me, come i giochi. Io a volte ho impedito che lui abusasse di me. Ma mi convinceva a parole, ad esempio mi faceva capire che non era una cosa brutta e che era solo per uno sfogo personale. Infatti io all’inizio non credevo fosse una brutta cosa. Ma con il passare degli anni, in quest’ultimo periodo soprattutto, mi sono reso conto che era scorretto quello che faceva. E ho iniziato a provare un senso di odio nei suoi confronti, infatti la cosa si è fermata completamente».