Ci voleva il Lunario per riportare Peter a suonare in teatro

7 Gennaio 2016

Il Foyer del Marrucino pieno per il calendario in dialetto Il flautista di strada si esibisce con il maestro D’Orazio

CHIETI. È un inno “piccante” alla teatinità, un talismano della felicità scritto in vernacolo che offre al lettore belle immagini e sapienti consigli per affrontare con allegria l’anno che ha appena fatto capolino. “Lu Lunarje, calendarie astrologiche dell’Appennine” si presenta in pubblico vestito di colori e al sapore del peperoncino piccante. Il protagonista indiscusso che troneggia, in tutte le salse, nelle 12 accattivanti e fantasiose tavole del calendario disegnate dal vignettista Gianfranco Tartaglia in arte Passepartout. Ieri la presentazione nel foyer del teatro Marrucino con i creatori del lunario 2016, Ugo iezzi e Mario D’Alessandro, instancabili esploratori e promotori della cultura e delle tradizioni abruzzesi. Al loro fianco il mago della matita Passepartout, Donato Fioriti, presidente dell’Argalam (Associazione interregionale giornalisti agricoltura alimentazione ambiente territorio energie della Federazione nazionale della stampa italiana, partner del Centro culturale “Spezioli” che cura la pubblicazione dell’iniziativa editoriale. C’erano anche, tra gli altri, il docente della “d’Annunzio” Francesco Stoppa, l’enologo Gialuca Marchesani, Valentino Cesarini, Luigi Spiezia e Andrea Padovani.

Un benvenuto festoso quello riservato al Lunario 2016 che ha dispensato sorrisi e buon umore. «Ridere è una cosa importante» ha detto il vignettista Passepartout «ridere fa bene. Se poi a una bella risata si associa una buona dose di peperoncino piccante ...è ancora meglio». E di peperoncino sulle deliziose tavole disegnate da Tartaglia ce ne è veramente tanto. Nella copertina viene dispensato da una bionda “tutte curve” in sella a una fantasiosa bicicletta. Ugo Iezzi ha raccontato «la bella e lunga storia del Lunario, una scommessa che abbiamo vinto e che continua a farci sognare dopo 27 anni». D’Alessandro ha illustrato i contenuti dell’almanacco della felicità che ieri ha compiuto un piccolo miracolo. Il flautista Klaus Peter Diehl, 64 anni , artista di strada, è tornato per la prima volta, dopo 30 anni di assenza, a calcare il palco di un teatro. Tanti applausi per lui e per il maestro Fabio D’Orazio che lo ha accompagnato al pianoforte. Per Klaus l’anno nuovo è cominciato già bene e per ringraziare la «fraterna» accoglienza dei teatini ha deciso di dare una grande festa in primavera nella sua abitazione a Scandicci. Da Bach a Puccini passando per “Tanta voglia di lei” dei Pooh, Klaus ha regalato ai presenti momenti di intense emozioni. Al termine della conferenza l’esibizione in diretta di un altro artista, ma della gastronomia abruzzese. Santino Strizzi ha preparato sotto gli occhi dei 22 commensali un favoloso “risotto alla luna”. Gli ingredienti? Un tripudio di verdure dell’orto esaltate da una spolverata di zenzero e zafferano. Il tutto accompagnato da un ottimo spumante abruzzese e dall’immancabile montepulciano servito per accompagnare il secondo piatto a base di carne e verdure stufate. Le note del “Nessun dorma” di Turandot, eseguite da Klaus Peter Diehl si si sono perfettamente amalgamate al profumo delle pietanze. E alla speranza che le profezie benevole sottoscritte da “lu stròleghe” del Lunario accompagnino per davvero il 2016.