«Ciao amico Vittorio, ora palleggia in cielo»

L’addio degli amici all’ex cestista Parente. Sulla bara la maglia dell’Auxilium. La lettera del figlio
VASTO. «Non è facile trovare parole di conforto per chi resta quando il commiato è così improvviso. È comunque certo che Vittorio Parente ci guarda dal cielo e mi piace pensare che stia palleggiando nei vasti campi del Signore». Grande commozione ieri mattina nella chiesa di San Giovanni Bosco per l’ultimo saluto a Vittorio Parente, il campione di basket stroncato da ua malattia scoperta solo pochi giorni prima. Era un grande sportivo che amava vincere le partite della vita con l’impegno. Una filosofia di vita che ha trasmesso ai figli Daniele e Davide e che gli ha fatto guadagnare l’amore e la stima dei colleghi di lavoro e della pallacanestro. «Amava ripetere che così come nello sport la fatica viene sempre ripagata. Era una colonna per tutti noi», ha ricordato la sorella Patrizia. Distrutta dal dolore la moglie Anna. Non sono riusciti a trattenere le lacrime nè i vecchi compagni di squadra nè i giovani atleti. Sulla bara la maglia gialla dell’Auxilium Torino, la prima maglia indossata da Vittorio, consegnata alla famiglia dal capitano Peppe Poeta arrivato a Vasto per i funerali. La stessa squadra in cui hanno giocato in passato il figlio Daniele e fino a qualche settimana fa anche Davide.
Poi il commiato dei figli con il sottofondo dell’inno della Sampdoria. E la lettera scritta da Vittorio: “Gli eroi sono tutti giovani e belli, così cantano. Quando se ne va un eroe dicono che si diventi più vecchi o si diventi improvvisamente uomini. Ora non ricordo bene quando sono diventato uomo: quando mi hai permesso di prendere un treno a 14 anni per inseguire un sogno? Quando mi sono fatto la barba la prima volta ? Non lo so, forse sono ancora un bambino e lo devo ancora diventare. Mi concentro sulla parola eroe. Tu , il mio eroe. Quello che si salva e che ti salva sempre, che ti fa dormire sereno, senza bisogno di maschere o di super poteri. Poi anche gli eroi se ne vanno e tu rimani incredulo. Com'è possibile? Smarrito. La retorica dice che quando se ne va un eroe, con lui se ne va una parte di te, qualsiasi essa sia. Ti anticipo che continuerò con gli amici, magari davanti ad una birra, a prenderti in giro. Piangerò, sicuro, lo farò. Ma quello lo faremo intimamente, testa a testa, come solo un bambino fa col suo eroe. Da oggi non ho più il mio unico eroe terreno, ma ho una certezza in più: il cielo è davvero sempre più blu (cerchiato di blu). Ciao mio eroe, Ciao Pá”. (p.c.)
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