«Ciao Massi, hai riempito le nostre vite»

21 Aprile 2018

Folla ai funerali dell’odontoiatra vastese stroncato da infarto. Don Domenico: ora non servono discorsi ma condivisione

VASTO. Migliaia di persone impietrite dal dolore hanno assistito ieri pomeriggio, nella cattedrale di San Giuseppe, ai funerali dell'odontoiatra vastese Massimiliano Caruso, 38 anni, stroncato giovedì mattina da un infarto mentre era in casa. Straziante il dolore della moglie, Antonella, che ha voluto seguire la cerimonia funebre seduta per terra accanto alla bara del suo adorato compagno con il cognato Pier Giorgio. Ugualmente provati dal dolore i genitori e il fratello del giovane medico, l'ex preside Mario Caruso e la moglie Vita Maria. Lo stesso nome che Massimiliano ha voluto dare alla sua bimba che ora ha lasciato sola a poco più di un anno.
Antonella e Massimiliano erano una coppia tanto unita. Non è stato facile allontanare lei dalla bara ricoperta di fiori bianchi. Bianchi come il colore che Massimiliano adorava.
«Di fronte a tanto dolore non servono discorsi ma condivisione», ha detto il celebrante, don Domenico Spagnoli. «So bene», ha aggiunto don Domenico «che ripetiamo tutti che non è giusto. Non è giusto che una giovane sposa perda il suo sposo e una bimba il suo papà. Non è bello neanche che due genitori vedano andare via il figlio. Tutti si chiedono in questo momento dov’è Dio. Dio è qui a piangere con noi. Mario è con Dio. Chiediamo a Mario di intercedere per noi con Dio».
La cattedrale ieri pomeriggio è diventata all’improvviso troppo piccola per contenere il fiume di docenti, studenti, medici e operatori sanitari, ma anche appassionati della nautica come lo era Massimiliano.
L’ultimo saluto a Massimiliano Caruso lo ha dato la sua ex compagna di banco a nome di tutti i compagni della 3ª liceo classico che si è diplomata nel 1999. «Massimiliano sono la compagna della postazione rigorosa all’ultima fila», ha detto la donna salendo sull'altare. «Se tu fossi qui mi metteresti le mani sulle spalle. Ma tu non ci sei e le mie sono parole vuote e senza senso. L’ultima volta che ci siamo visti è stata alla cena di classe ad agosto. Una cena che hai riempito con la tua gioia, i tuoi ritardi, la tua ansia. Eri la colonna sonora delle nostre mattinate scolastiche. Adesso io ti vedo libero...navigare su una barca verso la vita eterna. Ciao Massimiliano, guarda tutti noi da lassù».
Al termine della funzione religiosa gli amici hanno preso a spalla la bara e l’hanno portata fuori dalla chiesa dove due ali di folla l’hanno applaudita prima dell’ultimo viaggio verso il cimitero. (p.c.)
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