Ciao Peppino amico dei semplici

Ortona, il funerale del barbiere morto per le ustioni. Nessuno saprà mai la vera causa della tragedia
ORTONA. Le lacrime sui volti trasudanti dei presenti e la sofferenza interiore dettata dalla tragedia, unita a quella fisica per il caldo torrido, hanno caratterizzato la cerimonia funebre per Giuseppe D’Alessandro. Il barbiere ortonese di 71 anni è stato salutato per l’ultima volta ieri mattina, nella chiesa di San Gabriele, nel quartiere Fontegrande. La salma di “Peppino”, così era chiamato ad Ortona, è arrivata davanti alla parrocchia alle 10,30, seguita dai famigliari, la moglie Paola, i figli Fabio, Marco, Maria Carla e il fratello Roberto, il primo a ritrovarlo morto nella rimessa agricola di contrada Santa Lucia. Non si saprà mai con certezza se quello che è successo giovedì sia stato un gesto estremo del 71enne o se le fiamme sprigionatesi all’interno dello stabile di campagna, che hanno provocato ustioni sul suo corpo e la morte per asfissia, siano state dovute ad un incidente.
A dare l’addio a Peppino c’erano numerose persone, dai clienti che andavano nel coiffeur “Da Peppino e Roberto” di via Cadolini, dove lavorava insieme al fratello Roberto, fino ai membri delle varie associazioni di cui faceva parte. Era un radioamatore, tanto da essere sindaco e revisore dei conti dell’Associazione radioamatori italiani sezione di Lanciano che, con il membro Michele Colozzi, ha ricordato il proprio amico come una «persona molto scherzosa. Ci mancheranno i suoi scherzi bonari». Pino Basso, invece, responsabile del Com (Centro operativo misto), ha evidenziato che «non si cancellerà mai l’amicizia che c’è stata tra noi nei rapporti con le radio. Era una persona squisita, disponibile con tutti». La Fir-cb di Ortona (Federazione italiana ricetrasmissioni Citizen's Band), tramite la presidente Luciana Graziani ha aggiunto che «di persone come lui ce ne sono poche, sapeva comunicare al di là della passione per la radio».
Alla messa, celebrata da don Jean Bosco, hanno partecipato in tanti. Gli occhi lucidi dei numerosi conoscenti di D'Alessandro sono la sintesi di quanto fosse apprezzato ad Ortona. Al termine della cerimonia sull’altare è salito Lelio Del Re, consigliere nazionale Anmi: «Peppino è stato un marinaio per due anni e da quando si è congedato ci è sempre stato vicino», ha detto prima di recitare la preghiera del marinaio. A seguire è stato letto un breve e commovente ricordo della figlia Maria Carla, culminato con un applauso dei presenti in lacrime. E poi ancora, Francesco Sulpizio, del direttivo del Cai, altro club al quale Peppino era iscritto «con cui hai condiviso momenti di eccezionale crescita donando a chi si è affidato al tuo passo la bellezza della vetta raggiunta, e tu a riprendere con la tua inseparabile macchina fotografica tutti i particolari. Buona salita lungo il sentiero che porta alla vetta dell'eternità». Infine a parlare è stato Gabriele Moro, ex preside dell’Istituto nautico, che ha sottolineato come D’Alessandro avesse fondato il Progetto Farnesiani «che tra qualche giorno forse non ci sarà più. Sapeva prendere il meglio dagli essere umani».
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