Ciapi, annuncio dell’ex direttore: «Presento un esposto in procura»

I lavoratori si preparano ad impugnare i licenziamenti: «Evitabili con i fondi della cassa integrazione» La denuncia di Cacciagrano: «Vogliamo sia fatta chiarezza, potrebbero essere stati commessi reati»
CHIETI . Per la vicenda Ciapi sono in arrivo strascichi giudiziari. I lavoratori appena licenziati si preparano a impugnare i licenziamenti, mentre l’ex direttore Paolo Cacciagrano, neo-assessore al Comune di San Giovanni Teatino, ha in serbo un esposto in procura. Le lettere di licenziamento per gli ultimi dieci dipendenti rimasti nel centro di formazione regionale sono arrivate a metà ottobre. Il commissario liquidatore Gabriele Di Natale ha proceduto al compito per cui è stato chiamato dal governo regionale del presidente Marco Marsilio. «I licenziamenti saranno impugnati in tutte le sedi», avverte Cacciagrano. Al momento non è ancora partito alcun atto, ma l’intenzione è questa, assicura l’ex direttore. E in più c’è l’esposto in procura: «Lo stiamo ancora studiando», spiega Cacciagrano, «ma riteniamo che potrebbero essere stati commessi reati che vanno dal falso ideologico all’omissione di atto d’ufficio. Chiediamo alla procura di fare luce su quanto successo, perché pensiamo che molti passaggi dell’intera vicenda siano stati poco chiari. Ad esempio: nella delibera di scioglimento dell’ente, crediamo possa essere stato dichiarato il falso, visto che le responsabilità che erano in capo alla Regione sono finite in capo al Ciapi».
Cacciagrano ha sempre sostenuto che l’ente di formazione professionale di proprietà della Regione era creditore nei confronti della stessa Regione di diversi milioni di euro. Ma anche il modo in cui si è conclusa la vicenda, con la «violenza istituzionale» perpetrata dalla Regione nei confronti del Ciapi e dei suoi dipendenti, ha lasciato sicuramente il dente avvelenato. «Si poteva almeno attendere sino a fine anno», dice l’ex direttore, «c’erano fondi stanziati dal governo regionale per la cassa integrazione Covid a disposizione. Nessuno ne ha fatto richiesta per il Ciapi, preferendo passare subito al licenziamento. C’è stato un assurdo scaricabarile, per cui la colpa di non aver chiesto il nuovo periodo di cassa integrazione sarebbe stata una volta della Regione e un’altra del liquidatore. Un rimpallo di responsabilità a cui avremmo sicuramente preferito non assistere». La cassa integrazione estesa fino a dicembre avrebbe permesso al governo regionale di prendere in esame il progetto già allo studio degli uffici del consiglio regionale per riassorbire la decina di dipendenti rimasta senza lavoro. E invece nulla di tutto ciò.
Per questo progetto si era speso anche il sindaco di Chieti, Diego Ferrara, attraverso confronti con i vertici amministrativi del consiglio regionale, che aveva formulato già delle ipotesi per riassorbire i dipendenti, mettendoli in carico ad altri enti. Si era pensato in particolar modo a una possibilità di riassorbimento da parte della Fira. Si stava lavorando anche sulla proposta per trovare un’intesa trasversale in consiglio regionale.
La vicenda di altri enti regionali, che hanno avuto un epilogo ben diverso da quello del Ciapi con il riassorbimento dei dipendenti in altre strutture regionale, aveva fatto ben sperare. A fianco del Ciapi è sceso anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Domenico Pettinari, che a più riprese aveva chiesto di non farsi sfuggire lo strumento della cassa integrazione messa a disposizione dal governo, che avrebbe quantomeno assicurato del tempo in più per la ricollocazione del personale prima di decretare la fine del Ciapi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

