Ciapi, lavoratori senza stipendi dal 2013

Protesta davanti alla Regione. D’Alessandro svela il piano di salvataggio ma all’ente hanno anche tagliato il gas
CHIETI. Si aggrava il caso Ciapi, Ente di formazione professionale controllato per il 98 per cento dalla Regione, con una voragine di debiti accumulati dal 2001ad oggi che supera i 5 milioni di euro. Una lenta agonia che pesa come un macigno sulle spalle dei dipendenti, 36 superstiti, rimasti senza stipendio da marzo 2013 e senza l’assegno di cassa integrazione da dicembre 2014. Ieri 25 lavoratori sono tornati a bussare alla porta della Regione per chiedere chiarimenti sul piano di recupero dell’Ente assicurato dal presidente Luciano D’Alfonso. «Siamo stati ricevuti dal sottosegretario alla presidenza del consiglio regionale Camillo D’Alessandro» riferisce Gianni Placidi, impiegato del Ciapi, «insieme con l’ assessore alle Attività produttive Dino Pepe. Il presidente, invece, era fuori sede per altri impegni. Vogliamo capire a che punto è l’iter per trasformare il Ciapi in “società in house”, soluzione che consentirebbe all’ente di formazione di gestire i fondi europei intercettati dalla Regione». Lo Statuto per questa trasformazione sarebbe già stato predisposto. «D’Alfonso» spiega il direttore del Ciapi Paolo Cacciagrano «ha tracciato le linee guida che ora devono essere tradotte dagli organi tecnici della Regione». I dipendenti dell’ente di formazione chiedono dunque di accelerare i tempi. «La parte normativa è quasi conclusa e sarà oggetto di un consiglio, ma è la parte finanziaria il nodo più duro da sciogliere» aggiunge Cacciagrano «c’è una montagna di debiti da ripianare e per i quali, durante la precedente amministrazione, non si è fatto nulla». È ancora viva nella memoria dei lavoratori la visione confusa dimostrata dagli esponenti della passata giunta Chiodi dove al desiderio di giustiziare «un ente improduttivo» dell’assessore al Lavoro Paolo Gatti si opponeva quella «salvifica» di Mauro Febbo, allora assessore alle Attività produttive. Rimpalli che avrebbero fatto perdere tempo prezioso per la rinascita dell’Ente. «Siamo in gravi difficoltà economiche» rimarca Placidi «ma noi non demordiamo». E, anche se da gennaio è stata sospesa l’erogazione del gas nella sede del Ciapi, alcuni lavoratori continuano, con la loro presenza, a mantenere in vita la struttura. «Tra questi ci sono anch’io» conferma Cacciagrano «qualche attività di formazione è rimasta in piedi anche se personalmente non prendo stipendi da 22 mesi». Resta senza risposta, invece, l’ingiunzione di pagamento contro il Ciapi fatta dall’ex commissario dell’Ente, l’economista Pino Mauro, per «mancanza di liquidità nelle casse».

