Ciclabile via del Mare, l’inchiesta continua

Il tribunale respinge l’archiviazione della Procura che indagava per abusi edilizi e omissione d’atti
LANCIANO. Pista ciclabile di via del Mare: è il tribunale a riaccendere i riflettori sulla strada, costata 882mila euro (600mila euro della Regione), lunghe polemiche, petizioni dei residenti, lamentele dei commercianti ed esposti. Il giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura per l’inchiesta aperta sulla via dopo gli esposti Ascom (ma anche di privati cittadini e politici) e fissato l’udienza al 19 ottobre 2020. In quella sede il magistrato deciderà se archiviare definitivamente la vicenda oppure andare avanti, formulando anche una imputazione coatta, indicando cioè gli eventuali reati. Per ora l’inchiesta a carico di ignoti si basa su due presunti reati: abuso edilizio, datato attorno al 22 maggio 2017 e per il quale furono presi anche dei documenti in Comune, e omissione atti d’ufficio datato 14 settembre 2019. Ad avviare l’inchiesta del procuratore capo Mirvana Di Serio furono gli esposti Ascom, l’ultimo al Provveditorato interregionale per le opere pubbliche, in cui l’associazione presieduta da Angelo Allegrino, tramite l’avvocato Quirino Ciccocioppo, chiese controlli e verifiche su una pista “non a norma e insicura”. Per le verifiche la Procura si avvalse anche degli agenti della municipale visto che proprio il comandante Guglielmo Levante, il 22 maggio 2017 scrisse la prima lettera che indicava all’amministrazione una serie di criticità di via e pista, a partire dalla mancanza di una ordinanza che la disciplinava (arrivata poi col collaudo nel maggio 2019). Non era rispettato il decreto 557 del 1999 in cui è scritto che la ciclabile deve essere separata fisicamente dalla strada e non interrotta da 6 intersezioni stradali e 33 accessi laterali )e nella parte in cui si dice che «non è consentita la realizzazione di piste ciclabili a doppio senso di marcia con corsie entrambe sullo stesso lato della piattaforma stradale, come invece è in via del Mare». «La ciclabile è stata concepita male, realizzata peggio e mai messa in sicurezza», sostiene da sempre Ascom che negli esposti aveva anche ricordato che il ministero aveva chiesto al Comune di chiudere la via in autotutela, e precisato che a dimostrazione della pericolosità c’erano pure le indicazioni date dal tecnico che ha firmato il collaudo, Raffaele Di Marcello, che disse di mettere dei limiti di velocità: 30 km/h per le autovetture e 10 km/h per le biciclette. Segnali non ancora messi. Nell’esposto Ascom elencava anche i punti critici come via Panoramica dove la ciclabile è stretta, scolorita, attraversata dalle auto. Poi il problema dei parcheggi stretti, le tante intersezioni stradali. Disagi segnalati anche sulla pista realizzata sul marciapiede che costeggia l’ospedale per le dimensioni del passaggio pedonale. Il Comune invece ha sempre difeso l’opera che “ha cambiato in meglio il volto a un quartiere” perché sono stati rifatti anche illuminazione, asfalti, eliminate le barriere architettoniche. Inoltre con il collaudo l’amministrazione ha sostenuto che alla base delle contestazioni ci sono “pregiudizi politici e culturali”. Sarà il giudice il prossimo 19 ottobre a decidere se effettivamente non ci sono problemi, la via è sicura e in regola oppure si dovranno riaprire le indagini per fare ulteriori verifiche.

