Ciclisti caduti sulle strade rotte Anas condannata a pagare i danni

22 Febbraio 2019

Arrivano i risarcimenti per gli sportivi coinvolti in incidenti provocati da buche e crepe I giudici: «L’ente è responsabile per la sicurezza non garantita, assenti i segnali di pericolo» 

CHIETI. L’Anas è stata condannata a risarcire due ciclisti caduti sulle strade rotte. «Ciascuno è responsabile delle cose che ha in custodia: salvo che provi il caso fortuito, il proprietario della strada deve rispondere dei danni provocati»: è questo il passaggio chiave delle sentenze dei giudici di pace di Chieti e Pescara che infliggono all’ente una batosta di quasi 12mila euro. I ciclisti che hanno vinto la battaglia giudiziaria sono difesi dall’avvocato Alessia Di Gregorio.
Il primo incidente è avvenuto sulla statale 81 Casalincontrada-Bucchianico, all’uscita della galleria Ruzzi. V.C., 63 anni, ha perso il controllo della sua bicicletta da corsa, in carbonio, «a causa di un’insidia sull’asfalto, cadendo rovinosamente a terra e danneggiando pesantemente il mezzo». Le foto agli atti «mostrano il manto stradale segnato da una profonda crepa, vicino a due grossi giunti d’acciaio», si legge sulla sentenza a firma del giudice di pace di Chieti Raffaele Fiocca. «È pacifico che V.C. sia caduto dalla bicicletta in quel tratto». Il ciclista, tramite il suo legale, ha chiesto il risarcimento all’Anas «che senza dubbio aveva omesso la dovuta manutenzione del manto stradale, in un punto dove il passaggio dei mezzi è obbligato, trovandosi appena dopo una galleria, e in cui alcun cartello di pericolo era apposto». Ma l’Anas non ha voluto chiudere in modo bonario la vicenda. E il caso è arrivato in un’aula di giustizia. In udienza, un testimone ha dichiarato di aver visto il ciclista «fermo sul ciglio della strada con la bicicletta rotta». Poi, ha aggiunto: «Io faccio spesso quel tratto, e posso dire che non mi risulta ci fosse una segnaletica di pericolo di strada deformata». Il «caso fortuito» di cui sopra, dunque, in questa circostanza «non è stato specificato né, tantomeno, provato. Non risultano neanche ragioni per attribuire al danneggiato un concorso di colpa», è la conclusione. Ecco perché l’Anas è stata condannata a pagare al ciclista 4.500 euro per i danni alla bici, oltre alle spese legali.
Anche P.M., un uomo di San Giovanni Teatino di 58 anni, è caduto mentre andava in bici con un gruppo di amici: l’incidente è avvenuto sulla Tiburtina Valeria, all’altezza di Scafa. «Il ciclista», è ricostruito nella sentenza del giudice di pace di Pescara Emilia Maria Della Fazia, «giunto in prossimità di una semicurva, a causa di un avvallamento del manto stradale, rovinava a terra». Nella caduta ha riportato «danni materiali alla bicicletta da corsa» e lesioni personali «per le quali si riserva di agire in sede separata». Anche in questo caso più testimoni hanno assistito all’episodio riferendo «con dovizia di particolari di aver visto P.M. perdere il controllo della bici per un’anomalia della strada». È quindi emerso che «l’avvallamento non era visibile né prevedibile, sia perché presente in prossimità di una semicurva, sia perché il manto stradale era stato rifatto da poco». Quanto alla custodia della Tiburtina, «i testi indicati dall’Anas hanno dichiarato che lo stesso ente fa quotidianamente attività di verifica e manutenzione e hanno confermato» un recente intervento di riqualificazione. Pertanto «l’Anas è responsabile dell’incidente in quanto doveva garantire la sicurezza della circolazione». Da qui la condanna a pagare 4.971,75 euro di risarcimento danni, più le spese legali.
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