Cimitero, ricorso dei tre operai sospesi

Vasto. Gli accusati di avere preso tangenti chiedono al giudice del lavoro di poter tornare in servizio
VASTO. Operazione “Eterno riposo”. A carico degli indagati non è stato disposto al momento alcun provvedimento ulteriore. I tre accusati continuano a dichiararsi estranei alle contestazioni fatte dalla Procura e chiedono di poter tornare a lavorare. Lo hanno fatto presentando al giudice del lavoro del tribunale di Vasto un ricorso contro il Comune che li ha sospesi.
Ad assisterli nella causa di lavoro saranno gli avvocati Antonello Cerella e Carmine Di Risio. «Al momento non c’è alcuna condanna contro gli ex dipendenti comunali. È giusto che tornino al lavoro», afferma l’avvocato Cerella. A rischiare di finire davanti ai giudici non sono solo i tre ex dipendenti comunali. L’ultimo troncone di indagini ha aggravato la posizione di due dei 14 cittadini che avrebbero beneficiato dei favori dei dipendenti pubblici. La riapertura di due tombe a fine febbraio scorso avrebbe convinto la Procura ad accusare i due proprietari dei loculi di “induzione indebita e concorso in vilipendio di cadavere”. La legge Severino del 2012 sull’induzione indebita, recita infatti che “è punibile non solo chi prende denaro, ma anche chi da o promette denaro per sua utilità ad un pubblico dipendente”. I due cittadini, quindi, rischiano il rinvio a giudizio e le stesse pene previste per i tre dipendenti accusati.
Tutto il materiale raccolto dagli agenti del commissariato diretti da Fabio Capaldo, è nelle mani del procuratore del tribunale di Vasto, Giampiero Di Florio. L’indagine va avanti da 19 mesi ed è partita da un cartello affisso all’esterno dei cimitero. Il cartello, firmato dal sindaco e da un assessore, invitava i cittadini a consegnare denaro per qualsiasi operazione cimiteriale solo ed esclusivamente in municipio. Dopo qualche settimana arrivò in municipio la polizia che acquisì documenti. Venti anni di tumulazione, procedure, pagamenti, riesumazioni.(p.c.)
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