Cinghiali, il piano non convince: «Abbattimenti inutili e dannosi»

17 Gennaio 2023

Il docente universitario Mazzatenta: meglio farli invecchiare e far agire i lupi che attaccano i piccoli Legambiente: nelle aree sensibili e fortemente antropizzate andrebbe privilegiata la cattura

VASTO. «Il Comune avrebbe potuto stipulare una convenzione con l’Università che da anni effettua monitoraggi gratuiti nella riserva naturale di Punta Aderci in collaborazione con la Cogecstre»: Andrea Mazzatenta, docente di psicobiologia e psicologia animale nella facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Teramo, commenta così l’incarico conferito dal Comune di Vasto al biologo Fabio De Marinis per il piano di controllo dei cinghiali nelle due riserve naturali di Punta Aderci e Marina di Vasto, finalizzato al censimento degli ungulati, al monitoraggio e agli interventi per ridurne il numero.
«È dal 2010 che seguiamo l’evoluzione della popolazione, avvalendoci anche dell’aiuto dei droni», spiega il docente universitario, «i dati ci sono, non è necessario acquisire altre informazioni, ormai si sa tutto e le evidenze scientifiche confermano quanto vado predicando da tempo. L’Abruzzo che ha avuto una accelerazione nell’abbattimento dei cinghiali», sottolinea Mazzatenta, «è ormai la regione leader per i danni. L’attività di abbattimento continuata e continuativa ha creato un vero danno ambientale. La soluzione? È banalissima: far invecchiare la popolazione di cinghiali. L’ideale è fare in modo che ce ne siano pochi e che vivano a lungo, e far agire i lupi che sono in grado di attaccare i piccoli», conclude il docente, che in questi anni ha partecipato a numerosi convegni sull’argomento.
Critica è anche Anna Rita Carugno, rappresentante provinciale del movimento “Ora rispetto per tutti gli animali”. «La soluzione è sempre la stessa: l’abbattimento», sbotta l’esponente dell’associazione animalista, «i cinghiali generano un odio indiscriminato poiché devastano i campi e causano incidenti. Ma la realtà è che sono sempre più attratti dai rifiuti urbani, lasciati sparsi nella nostra periferia da un’altra specie, la stessa che, per avere più animali da cacciare, ha creduto che ripopolando con cinghiali più grandi provenienti dal centro Europa avrebbe sopperito alla mancanza di prede. Ovviamente il problema», prosegue Carugno, «non si risolve con l’abbattimento i cui risultati sono ampiamente controproducenti e provocano l’aumento di fertilità delle femmine rimaste», aggiunge l’ambientalista, «se non si interrompe l’attivita venatoria non si va da nessuna parte. Occorre lasciare il tempo per un decorso naturale, adottando altri metodi per arginare la diffusione degli ungulati, molto più degni di una società civile, come la cattura e il trasporto in aree meno densamente popolate o in riserve dedicate, operando eventualmente la sterilizzazione selettiva. Gli animali non hanno colpe e mi aspetto che siano aperti tavoli di lavoro per arrivare ad alternative che tengano conto anche del benessere dell’ambiente».
Per Legambiente sono importanti le azioni da mettere in campo nelle due riserve naturali. «Lo studio va bene perché metterà a disposizione dei dati più completi e consentirà di chiudere la procedura con l’Ispra», sostiene Giuseppe Di Marco, presidente regionale dell’associazione, «però, una volta ottenuta la fotografia della situazione, bisognerà concentrarsi sulle azioni da mettere in campo per il contenimento della popolazione dei cinghiali, tenendo conto che sono due aree sensibili e fortemente antropizzate dove andrebbe privilegiata la cattura. Nella riserva Marina di Vasto», conclude il presidente regionale di Legambiente, «in particolare è complicato un intervento diverso dalla cattura».
©RIPRODUZIONE RISERVATA