«Cinghiali in sovrannumero? Non è colpa dei cacciatori»
ATESSA. È polemica sul problema cinghiali. Nei giorni scorsi il Comitato dei sindaci del Sangro-Aventino si è espresso a favore della tecnica della “braccata” nelle attività di controllo, ipotesi...
ATESSA. È polemica sul problema cinghiali. Nei giorni scorsi il Comitato dei sindaci del Sangro-Aventino si è espresso a favore della tecnica della “braccata” nelle attività di controllo, ipotesi rigettata invece da Luzio Nelli di Legambiente che ha scaricato la responsabilità del sovrannumero dei cinghiali sui cacciatori. «Questi signori che dovrebbero difendere l’ambiente sembrano invece mossi da un’esclusiva preclusione ideologica nei confronti dell’attività venatoria e dei cacciatori, lasciandosi andare a dichiarazioni alquanto dubbie, o perlomeno incomplete», dice Antonio Campitelli, consigliere comunale di maggioranza, presidente dell’Atc vastese e regionale dell’Associazione nazionale libera caccia, «è da tempo ormai che chiedo lumi in merito a questi ripopolamenti di cinghiali da parte dei cacciatori, di cui tanto si parla e si scrive, ma nessuno finora mi ha dimostrato, documenti alla mano, quando, da chi e con quali specie alloctone siano stati effettuati». In Abruzzo circa il 40% del territorio è costituito da aree protette in cui è vietata la caccia e, se vi si aggiunge quello sottoposto a vari vincoli di natura ambientale o faunistica, in cui la caccia è ugualmente vietata o comunque fortemente limitata, si oltrepassa il 50%. «Gli Atc, che si reggono sulle quote d’iscrizione dei cacciatori, forniscono mezzi di prevenzione dei danni all’agricoltura, come recinti elettrificati da installare a salvaguardia dei campi agli agricoltori che possiedono terreni sul territorio da loro gestito. Mi piacerebbe sapere», chiede Campitelli, «cosa fanno per la prevenzione dei danni all’agricoltura le aree protette che si reggono grazie a finanziamenti pubblici. Al posto di portare avanti battaglie meramente ideologiche, pensassero piuttosto a collaborare per gestire al meglio le aree protette, la cui biodiversità è messa a repentaglio dalla spaventosa sovrappopolazione di cinghiali che trova all’interno delle stesse aree la possibilità di riprodursi indisturbati».
Matteo Del Nobile

