Cinghiali, la Regione ora scarica sul sindaco

27 Maggio 2022

Marcovecchio al primo cittadino: «Bisogna intervenire nelle riserve della costa, il problema sta tutto lì»

VASTO. Proseguono le passeggiate dei cinghiali fra gli ombrelloni e in riva al mare. Ieri una mamma seguita dai cuccioli ha messo in fuga alcuni turisti che prendevano il sole a Casarza. Spinto dal caldo soffocante, l'animale selvatico ha raggiunto il mare alla ricerca di refrigerio.
Nonostante l'annuncio di gabbie e intervento della polizia provinciale, gli ungulati avvistati sulla costa vastese si moltiplicano Turisti e cittadini sono sempre più preoccupati, le istituzioni si palleggiano le responsabilità.
«Il demanio è della Regione. La Regione che fa?», , ha chiesto il sindaco Francesco Menna. La Regione ha risposto ed ha smentito il sindaco. «I cinghiali», spiega il consigliere regionale Manuele Marcovecchio, «arrivano dalle Riserve di Punta Aderci e della Marina. È l'ente gestore a doversi occupare della fauna selvatica evitando pericoli per i cittadini. L'ente gestore ha un piano di gestione? Detto questo va anche precisato che la Regione qualche tempo fa invitò il Comune a presentare una istanza per avere contributi per l'acquisto di gabbie per la cattura degli ungulati. Il Comune non ha ritenuto di doverlo fare. Adesso Menna deve prendersi le sue responsabilità e non scaricarle sulla Regione. Oltretutto il sindaco è l'autorità sanitaria e visto l'allarme diffuso dagli esperti sulla peste suina sarebbe il caso che il primo cittadino prendesse subito provvedimenti convincendo anche l'ente gestore delle Riserve. La legge nazionale concede alla Regione tre mesi per la cattura dei cinghiali da scegliere nel semestre che va da ottobre ad aprile. Vista l'emergenza abbiamo ottenuto 4 mesi. La Regione sta facendo la sua parte per risolvere un problema che rischia di provocare seri danni. Il Comune faccia la sua e l'ente gestore delle riserve faccia un piano di gestione, conclude Manuele Marcovecchio.
Intanto l'esasperazione cresce. Alcuni agricoltori hanno consultato dei legali per verificare se è possibile ottenere un risarcimento da chi ha favorito la riproduzione degli ungulati. «Dopo la pandemia», dicono gli agricoltori , «ci mancavano i nuovi danni provocati dai cinghiali. La loro presenza fra i vigneti ormai è quotidiana. Serve una bonifica rigorosa nel rispetto degli animali ma anche e soprattutto dei residenti, degli operatori agricoli e dei bagnanti». (p.c.)
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