Cittadini tartassati dai comparti

La protesta dei proprietari alla Teateservizi: imposte altissime su terreni incolti e mai utilizzati
CHIETI. «Quel terreno l’ho avuto in eredità dai miei genitori, che lo hanno acquistato con i sacrifici di una vita. Ma se ora voglio passarlo ai miei figli lascio loro solo un debito per tutte le tasse da pagare. Stando così le cose, sono pronto a ridarlo al Comune, piuttosto che continuare a pagare». Lo sfogo è del signor Mario Aceto, uno dei centinaia di proprietari di terreni ricadenti nei 180 comparti, o zone di espansione, del territorio comunale, che ieri mattina, insieme a una trentina di altri proprietari, è tornato a protestare negli uffici di Teateservizi, chiedendo una tassazione più bassa. A causa di precedenti impegni, i proprietari non sono stati ascoltati, ma è stato promesso un incontro per il 27 gennaio. Il problema nasce ai tempi della precedente amministrazione che, varando il nuovo Piano dei servizi, ha istituito i comparti, riunendo all’interno di essi diverse proprietà e facendo sì che i terreni da agricoli diventassero edificabili, anche se con precisi vincoli. La stragrande maggioranza dei proprietari pensò di aver vinto al lotto. Salvo poi ricredersi. La soluzione funzionò soprattutto per il Villaggio del Mediterraneo, dove c'era un preciso piano di sviluppo mirato alla realizzazione di alloggi a supporto dei Giochi del Mediterraneo. I vincoli dettati dal comparto, infatti, hanno reso, per la maggior parte dei casi, i terreni edificabili solo a livello potenziale, perché di fatto sono rimasti abbandonati. Ma non per il fisco, per il quale, invece, sono e restano edificabili e dunque, anche se solo sulla carta, hanno un valore maggiore con relativa più alta tassazione. All’epoca della precedente amministrazione di centrosinistra il pagamento dell’Ici era stato sospeso per cinque anni. Scaduta la sospensione, la Teateservizi è tornata a bussare alle casse dei proprietari con salate bollette Imu. Si parla di cartelle da 4 mila euro annui per un terreno di 2.000 metri quadri. Considerati gli arretrati non pagati, qualche richiesta è arrivata anche a punte di 40 mila euro. E a questo punto è iniziata la protesta. Il Comune ha risposto anzitutto con un bando per retrocedere il terreno da edificabile ad agricolo, salvo poi, però, non avere più la possibilità di ritornare edificabile. E così in molti non hanno approfittato della possibilità. «Ci chiedono tasse altissime quando il Comune ha creato una scarpata per realizzare una strada di servizio al Villaggio del Mediterraneo che attualmente impedisce l’accesso al nostro terren», lamentano i signori Giustino e Roberto Pica. «A me, invece, il Comune ha espropriato il terreno per fare un collegamento con l’asse attrezzato, ma nessuno si muove», dice un’altra proprietaria, la signora Mirella Di Peppe. C’è chi, infine, si è divertito a fare un semplice calcolo sulle tasse da pagare e ha calcolato che in 20 anni di tassazione il Comune si ricompra il terreno. L’estate scorsa i consiglieri comunali Gianni Di Labio, Luigi Febo (entrambi presenti ieri negli uffici di Teateservizi) e Alessandro Giardinelli proposero un ordine del giorno che chiedeva la rideterminazione del valore venale di questi terreni. «Il problema», ha spiegato Di Labio, «è che la tassazione si basa su valori e indici che non corrispondono alla realtà, considerata soprattutto l'attuale situazione economica, cosa che hanno capito anche alcuni esponenti di maggioranza, visto che l’ordine del giorno è stato approvato». Peccato che dalle parole non si è passati ai fatti.
Arianna Iannotti

