Città vuota tra bellezza e negozi che resistono

22 Marzo 2020

Viaggio nel deserto del centro e dello Scalo: allarme commercio

CHIETI. Una città vuota e senza rumori, ogni tanto appare una persona con una mascherina calata sul naso e sulla bocca e con i guanti sulle mani. Una Chieti da film thriller, uno scenario surreale che mette allo stesso tempo paura e serenità in un ossimoro di emozioni. Nelle assenze, nel silenzio e in quel nastro bianco e rosso che da ieri sbarra la villa comunale, esplode la bellezza di una città con 3.200 anni di storia: quei pochi che restano aperti adesso si sentono quasi i custodi del tempo e dello spazio. Alzarsi la mattina e aprire la propria attività, in questi giorni, è anche un modo per difendere uno scampolo di quotidianità dall'emergenza coronavirus.
TRENT'ANNI AL FRONTE. Pietro Scalera, commerciante di gastronomia, ha aperto il suo negozio in corso Marrucino nel 1991, ai tempi di un'Italia proiettata verso la stagione di Mani pulite e con il centro di Chieti brulicante di gente. Pensare alle mani pulite oggi è un obbligo anche se i gel disinfettanti sono quasi introvabili. «Non avevo mai visto la città così deserta», dice Scalera, «noi restiamo aperti per fornire il nostro servizio ai clienti abituali e anche a tutti gli altri che si ricordano di noi adesso». L'importante è tenere sotto controllo le norme igieniche: il signor Pietro si tiene ad almeno un metro di distanza dalla sua collaboratrice Elena e indossa mascherina e guanti. A parte questo benvenuto apocalittico, la bontà resta quella di sempre tra i prodotti tipici dell'Abruzzo e le specialità dell'Italia.
PAROLE, PAROLE, PAROLE. Un altro che resta aperto è il negozio Tim di Lorenzo Ricci: nell'anno del signore 2020 la comunicazione è un bene di prima necessità, del resto, la pubblicità culto ricorda che «una telefonata allunga la vita». «In questi giorni», racconta Ricci, «aiutiamo le persone soprattutto per il traffico internet visto che bambini e ragazzi devono frequentare le lezioni scolastiche on-line e i genitori lavorano in modalità smart working da casa. E poi c'è l'intrattenimento offerto dalla rete: in queste condizioni garantire l'accesso alle comunicazioni è essenziale». Ricci si difende con i soliti modi: mascherina, porta aperta per favorire il ricambio dell'aria e si entra uno alla volta.
GIORNALAI SENTINELLE. Tenere aperte le edicole in una città fantasma per ordine del governo è un sacrificio. Lo sanno bene Graziano Capetola, a un passo dalla fontana di piazza Valignani, e Patrizio Del Grosso, sotto la Provincia, che ormai hanno imparato a distinguere i passi delle solite persone in giro. «Andiamo avanti anche se non è semplice», dice Capetola. «Siamo sempre aperti», ripete Del Grosso, «ma se nei prossimi giorni farà freddo allora sarà un problema ancora più grande».
«ANDRÀ TUTTO BENE». Corso Marrucino vuoto le ha sempre fatto rabbia. «Stavolta invece apprezzo questo deserto», dice al telefono Concetta De Sanctis. Sulla vetrina del suo negozio chiuso in via Pollione c'è un manifesto che recita «andrà tutto bene». Tre volte. «Ero speranzosa quando ho scritto quel biglietto: significa che ora ognuno deve fare la propria parte. Questa è l'unica volta in cui sono contenta di vedere la mia città desolatamente vuota: significa che siamo tutti ligi alle direttive del governo e restiamo a casa. Quando tutto sarà finito, chi critica sempre la città sui social potrà ripensarci e tornare a passeggiare lungo le nostre strade».
MOVIDA SPARITA. Una città vuota dall'alto al basso. Non c'è nessuno neanche sulle strade della movida di Chieti Scalo. Serrande abbassate e luci dei locali spente: non ci sono più neanche gli studenti universitari. Un settore dell'economia cittadina è stato costretto ad abdicare causa pandemia. Pierluigi Balbinot gestisce due locali, uno a Chieti alta, Malto & Co, l'altro a Chieti Scalo, Carneria, entrambi chiusi: «In questo momento abbiamo solo spese e zero incassi», racconta al telefono, «siamo molto preoccupati: gli affitti, le bollette e i mutui vanno avanti e la situazione diventa sempre più complicata. Dopo questo stop forzato non so quante attività ce la faranno a ripartire: spero che qualcuno ci tuteli e stia dalla nostra parte».
CITTA' MORTA. Un post su Facebook di un altro ristoratore è quasi commovente: «Vedere la mia città vuota, triste con poca gente con le mascherine, negozi chiusi, quelli aperti vuoti, un’aria che fa quasi paura come nei peggiori film sulle grandi catastrofi è davvero un colpo al cuore», scrive Niki Sprecacenere di Sprecace', «per quelli che dicevano che questa città era morta, forse vedendola ora si renderanno conto come è triste e silenziosa una città davvero morta, ma che sicuro avrà la forza di rialzarsi». E siccome bisogna saper ridere anche nei momenti difficili, Sprecacenere conclude così: «Mille mi piace e mi candido a sindaco. Ma non mi candido tranquilli».