Civeta, futuro di incognite «Sindaci disinteressati»

1 Luglio 2018

CUPELLO. «Rifiuti da Lazio, Puglia, Campania e Marche per salvaguardare i livelli occupazionali e garantire la sopravvivenza del Civeta». Più che un grido d’allarme è un vero e proprio atto d’accusa...

CUPELLO. «Rifiuti da Lazio, Puglia, Campania e Marche per salvaguardare i livelli occupazionali e garantire la sopravvivenza del Civeta». Più che un grido d’allarme è un vero e proprio atto d’accusa quello lanciato nel corso dell’incontro promosso dall’associazione “Il Cambiamento” di Cupello che ha registrato, ancora una volta, l’assenza dei sindaci del territorio. Fatta eccezione per i primi cittadini di Monteodorisio e Furci, Saverio Di Giacomo e Angelo Marchione e del vicesindaco di Cupello, Fernando Travaglini, i soci fondatori del Consorzio intercomunale che gestisce l’impianto di compostaggio di Valle Cena hanno disertato l’incontro. «La mancanza di governance politica del Civeta si manifesta nell’assenza dei sindaci: hanno abbandonato il Consorzio al proprio destino e a un futuro pieno di incognite». Non le manda a dire Camillo D’Amico, capogruppo consiliare di minoranza che, insieme a Giuseppe Di Marco (Legambiente), Federica Finizio (Wwf) e l’ingegner Luigi Sammartino, direttore tecnico del Civeta, ha acceso nuovamente i riflettori sull’ente consortile, e in particolare sui rifiuti conferiti da altre regioni, che, però, è stato detto nel corso dell’incontro, «vengono sottoposti a rigorosi controlli». Sulla necessità di accogliere rifiuti provenienti da Campania, Puglia, Marche e Lazio si è soffermato Sammartino. Il tecnico, delegato dal commissario straordinario Franco Gerardini, ha spiegato che senza quei conferimenti sarebbero a rischio i posti di lavoro (una cinquantina) e la stessa sopravvivenza del Civeta. L’altra faccia della medaglia è che la durata della terza vasca affidata in gestione alla Cupello Ambiente di Rocco Bonassisa e che ha una capacità di 450mila metri cubi, si è ridotta da 15 a 8 anni.
Non sono mancati cenni alla «concorrenza spietata» di EcoLan, il Consorzio pubblico frentano a cui hanno aderito anche alcuni comuni del comprensorio. È il caso di Castiglione Messer Marino e dell’Unione dei Comuni del Sinello. Ma c’è anche l’incognita Agir: con l’entrata a pieno regime dell’autorità regionale per i rifiuti il pericolo che si corre è «l’esproprio degli impianti e la loro cessione ai privati». Futuro quanto mai incerto, quindi, per il Consorzio che, in caso di mancato rilancio, corre il rischio di diventare solo una discarica a uso e consumo dei privati. «Trovo sempre più fastidiosa l’assenza costante dei Comuni a iniziative come questa: la politica ha completamente abdicato al proprio ruolo», annota ancora D’Amico che da tempo chiede ai sindaci di fare la loro parte. Questi ultimi, dal canto loro, continuano a criticare il commissariamento che, di fatto, li ha estromessi dalla gestione del Civeta. (a.b.)
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