Civeta, la trasformazione divide i Comuni

Soddisfatto il sindaco di Scerni: «Passo importante». La minoranza di Cupello: «Serve una riflessione»
CUPELLO. Dalla soddisfazione del sindaco di Scerni Daniele Carlucci che insieme ai colleghi di Cupello, Vasto e San Salvo ha firmato davanti al notaio, alla minoranza di Cupello che invita ad una riflessione più attenta sulle prospettive del territorio e sulla posizione assunta dagli altri comuni. Sono disparate le reazioni dopo la trasformazione del Civeta in società in house. Una svolta per il Consorzio pubblico nato nel 1997 per la gestione del polo impiantistico di Valle Cena, che ha però visto i sindaci divisi, con quattro comuni che hanno disertato l’ appuntamento. «Oggi il Civeta ha una missione importante e fondamentale per il nostro territorio: essere protagonista nella gestione e programmazione del ciclo dei rifiuti», commenta il sindaco di Scerni, «le emergenze energetiche e dei rifiuti sono temi su cui noi amministratori abbiamo il dovere di decidere. Inoltre il Civeta è beneficiaria di importanti e cospicue risorse economiche già finanziate dal Pnrr e dal Ministero per avviare un nuovo percorso innovativo di impiantistica. Nelle prossime settimane sarà governato da un nuovo consiglio d’amministrazione che deve essere lungimirante e capace di cogliere queste nuove sfide. La nuova società è un patrimonio di tutti, anche dei sindaci non presenti all’atto di costituzione che possono tornare da subito protagonisti insieme a Vasto, San Salvo, Cupello e Scerni», conclude Carlucci. Per Camillo D’Amico (Insieme per Cupello) e Roberta Boschetti (Risposta civica) «la posizione espressa dai sindaci di Casalbordino, Monteodorisio, Pollutri e Villalfonsina, che insieme raggiungono oltre 11mila abitanti, mostra una spaccatura rilevante che si consuma su uno dei temi centrali per l’avvenire del Vastese, quale è la gestione dei rifiuti. I limiti di uno statuto malcopiato e denso di contraddizioni sul quale tutta l’opposizione cupellese è intervenuta imponendo migliorie significative, pare non coincidere con la volontà politica di promuovere il Consorzio verso il futuro», annotano i consiglieri di minoranza. Voci contrarie si levano anche da Monteodorisio, uno dei quattro comuni che ha deciso di non firmare per la trasformazione del Civeta in società di capitali. «L’assenza di Monteodorisio è un atto di irresponsabilità istituzionale, oltre che decisamente contraddittorio, dettato presumibilmente dall’appartenenza partitica», dice Angela Menna, consigliera comunale del gruppo misto, «avrebbero potuto portare in aula emendamenti e proposte migliorative allo schema di statuto, invece hanno preferito dimostrare di non voler salvaguardare e valorizzare il Civeta, quale patrimonio del nostro territorio. È questo il motivo per il quale mi sono sentita in dovere di manifestare la mia contrarietà di fronte ad una scelta espressione di immaturità istituzionale».

