Clelio, l’addio di mille amici «Vecchio cuore neroverde»

11 Marzo 2017

La bara, portata a spalla, sfila sotto la curva gremita dello stadio Angelini La figlia Valeria: «Solo un arrivederci. Sei stato sempre un esempio per tutti»

CHIETI. Almeno in mille, ieri, nella chiesa Del Santissimo Crocifisso: tutti per Clelio Spanò, lo storico tifoso neroverde e dipendente comunale che se n’è andato a 59 anni dopo aver combattuto in modo emblematico contro un tumore. Ma non è stato un semplice addio. Perché, come in tanti hanno ricordato, Clelio era un uomo coraggioso, emblematico, nelle sue azioni e nei suoi pensieri, che continuerà a vivere nella memoria di questa città. Per lui, allora, «può esserci solo un arrivederci». «Grazie papà per gli insegnamenti che mi hai dato. Oggi mi sono ripromessa di non piangere più. Sei stato un esempio per tutti. Ringrazio tutti quelli che gli sono stati vicini» dice la figlia Valeria, ricordando l’aiuto di uno degli amici fraterni del padre, Giovanni Sciarrelli in prima fila. Lì i parenti di Spanò, tra cui la moglie Stefania Peca, la figlia Simona, il fratello Wilem e la sorella Maria. Nella mente anche gli altri fratelli di Clelio, che non ci sono più, ma che nessuno dimenticherà. Nella chiesa tanti i colleghi e gli amici, fra cui Aldo Di Pietro e Maurizio Giannini che dopo i funerali ricorda l’amico: «Clelio era una brava persona. Da lui dobbiamo prendere esempio: è sempre stato combattente, educato e gentile con tutti, anche sul posto di lavoro». Poi gli amici di Theate Servizi, che «porgono le più sentite condoglianze ai familiari»: sono Dante, Massimo, Ezio, Roberto, Claudio, Nino, Paolo, Gianluca, Rino, Valentino e Sergio. Ieri in chiesa anche il consigliere regionale Mauro Febbo, il sindaco Umberto Di Primio, con i consiglieri comunali Bruno Di Paolo, Emiliano Vitale, Graziano Marino, Marco D’Ingiullo, Marco Di Paolo, Maurizio Costa, Filippo Di Giovanni e il presidente del consiglio comunale Liberato Aceto. Dopo la cerimonia celebrata da don Gino Marino, ad attendere fuori da quella chiesa non potevano che essere gli Ottantanove Mai Domi e con loro i ragazzi di Casa Pound. Lì, tra la folla, gli applausi scoscianti. E mentre la bara avanza sopra alle spalle di amici fraterni, sono le sciarpe e le bandiere neroverdi che non cessano di sventolare: tutto in onore di Clelio Spanò. Si alzano cori e appare anche uno striscione di Casa Pound: «Clelio Presente», parole che risuonano a gran voce. Poi un’unica direzione: quella dello stadio Angelini, insieme a parenti e amici, fra cui anche Pio Di Marco e Mauro Bucci. Il carro funebre entra nello stadio e dopo un giro di campo, con i parenti in prima fila, la sosta sotto alla curva. Lì, ad attendere, gli Ottantanove, che i familiari ringraziano: «Siamo onorati di averlo sempre avuto accanto. Anche quando la gente parlava male di noi. È stato un onore» dice il capo ultras Frank Salvatore dagli spalti, dove c’è anche l’ex giocatore ed ex direttore sportivo del Chieti calcio Alessandro Battisti. Ma prima il cielo si colora di nero e di verde: si accendono i fumogeni e davanti a tutti lo striscione dei Mai Domi: «Il tuo credo era la forza e l’onore. Hai sempre lottato come un gladiatore. Ciao Clelio. Vecchio cuore nero verde», il coro che si alza ancora una volta. Tra le dediche anche quella dei ragazzi del quartiere Ina Casa, dove la famiglia Spanò abitò per molto tempo. «Ciao Clelio» si legge sul loro striscione appeso sul balcone di Spanò: «Eravamo più di 30 ragazzini e Clelio ci ha aiutato» dice Mauro Paludi «ripuliva il parco giochi e i campetti che frequentavamo, non poteva vedere i ragazzini lasciati per strada». Per iniziativa di Paludi, Alessandro De Ingeniis e Stefano Serraiocco un segno alla memoria: «Gli intitoleremo la fontanella del quartiere o i campetti dove ci ritrovavamo. Quando facevamo i tornei era il nostro allenatore».(e.r.)