Clonano i numeri di cellulare e svuotano i conti correnti, prese

L’ultima vittima è un 49enne di San Giovanni Teatino: in pochi minuti ha visto sparire 15mila euro I carabinieri denunciano per frode informatica due donne che vivono a Napoli, è caccia ai complici
CHIETI. Se la rete internet dello smartphone va via all’improvviso e non si riesce più a telefonare, è meglio controllare immediatamente il conto in banca: i pirati del web potrebbero già aver concluso il furto virtuale. Sono stati i carabinieri a indagare su un sofisticato sistema di frode informatica che si basa sulla clonazione della scheda telefonica della vittima. Tutto è partito dalla denuncia di un uomo di 49 anni di San Giovanni Teatino che ha visto sparire dal suo conto corrente la bellezza di 15mila euro. Nei guai sono finite una 37enne moldava e una 44enne georgiana, entrambe residenti a Napoli: ora sono indagate dalla Procura distrettuale antimafia dell’Aquila, competente per questa tipologia di reati, e rischiano una condanna fino a tre anni di reclusione. Una cosa è certa: a Chieti, così come nel resto d’Abruzzo, in tempi di coronavirus si registra un boom di raggiri online. I ladri cibernetici hanno sostituito i rapinatori di banche e uffici postali: lavorano da casa, seduti comodamente al pc, e al posto del passamontagna utilizzano programmi per garantirsi l’anonimato. Sono in grado di rubare identità e dati sensibili per poi svuotare conti correnti e carte di credito.
IL MECCANISMO L’ultima frontiera delle frodi via web fa leva sul fatto che, da qualche tempo, le banche hanno sostituto la vecchia “chiavetta” per autorizzare le operazioni online con il numero di telefono, che ora è utilizzato come secondo fattore di autenticazione (il primo è la password). Qual è il meccanismo? Come prima cosa, vengono individuati la vittima e il suo numero di cellulare, magari semplicemente navigando sui social network. A quel punto i truffatori realizzano una carta d’identità falsa intestata al malcapitato e si presentano in un centro di telefonia, cambiando gestore e conservando il numero con la cosiddetta portabilità. In altri casi, invece, non occorre neppure il documento farlocco perché il negoziante è compiacente. Quando la sim, appena consegnata, viene attivata dai pirati informatici, la vecchia scheda in uso alla persona beffata viene disabilitata. E si arriva così al terzo e ultimo atto. I truffatori richiedono all’assistenza telefonica della banca, o tramite un comodo sms, i nuovi dati di accesso alla home banking dello sventurato. E così, nel giro di pochi minuti, svuotare il conto del malcapitato diventa un gioco da ragazzi per i malviventi. Nel caso di un’operazione sospetta, come un bonifico consistente, la banca manda un sms al cliente per verificare che tutto sia regolare. Ma, dopo la clonazione della scheda, l’avviso arriva a chi ha rubato la sim.
L’ULTIMA VITTIMA In sostanza, è ciò che accaduto al 49enne di San Giovanni Teatino. Come ricostruito dai carabinieri di Sambuceto, un pomeriggio di qualche settimana fa l’uomo inizia a ricevere strane telefonate sul proprio numero di cellulare, ben 14 in poche ore. Forse è un modo per tenerlo impegnato. L’interlocutrice gli chiede informazioni su un annuncio di vendita apparso su internet, che però lui non ha mai pubblicato, quindi le conversazioni vengono troncate in modo frettoloso.
LA TRAPPOLA A distanza di poco tempo, il suo cellulare smette di funzionare: all’improvviso manca la connessione. La vittima, grazie al Wi-Fi di casa, resta però collegata a internet e comincia a ricevere diverse mail di notifica dalla propria banca che lo informano di anomalie sul conto, sino ad arrivare all’ultimo messaggio che gli comunica l’avvenuto bonifico bancario di 15mila euro a favore di un cittadino di origini africane. Il 49enne tenta invano di bloccare tutto. Il giorno seguente è costretto ad andare in banca, per segnalare la fraudolenza dell’operazione, e al centro di riferimento del proprio gestore per verificare cosa sia successo alla linea telefonica. A questo punto capisce che è tutto collegato e che è stato vittima della truffa della sim. Dopo la denuncia, i militari dell’Arma riescono a risalire all’indirizzo Ip della persona che ha disposto il bonifico, ovvero la 44enne georgiana, e all’intestataria del numero dal quale è partita la raffica di chiamate, ossia la 37enne moldava. Adesso le indagini vanno avanti per individuare i complici.

