Cmti, cresce l’incertezza su mobilità e stipendi

Trenta operai entro il 12 devono decidere se licenziarsi o andare avanti senza paga De Lutis e D’Accurzio scrivono all’Eni: «Non resti indifferente come committente»
ORTONA. Futuro senza certezze e risposte che continuano a mancare. I lavoratori della Cmti di Ortona, azienda specializzata nella progettazione, prefabbricazione, montaggio e manutenzioni generali di impianti industriali on-shore ed off-shore, soprattutto nei settori della petrolchimica e dell’energia, si avvicinano alle festività natalizie con diverse mensilità di stipendio non pagate e senza garanzie su ciò che ne sarà della loro occupazione. L’ultimo stipendio riscosso è quello di agosto e a oggi la crisi si ripercuote su una trentina di lavoratori che erano oltre quaranta prima che una decina di loro decidesse di andare in mobilità.
«Questa situazione non è più sostenibile, entro il 12 dicembre i lavoratori dovranno decidere, vista anche l’incombenza della modifica degli ammortizzatori sociali dal prossimo 1° gennaio, se farsi licenziare dall’azienda o rischiare di andare avanti senza stipendio», sostiene Andrea De Lutis, sindacalista della Fiom-Cgil di Chieti.
Nei mesi scorsi si era parlato di trattative in corso con possibili acquirenti del Nord, «purtroppo però ad oggi nonostante l’avvio di un tavolo istituzionale in Provincia, non si riescono ad avere nemmeno minime informazioni su sviluppi in merito all’eventuale vendita o affitto. L’azienda dice che è alla continua ricerca di soluzioni sia per il personale di terra e sia per il personale impegnato nelle manutenzioni off-shore, ma nei fatti non esiste nessun riscontro sulla veridicità di queste dichiarazioni».
Ecco perché lo scorso 29 novembre i sindacati hanno scritto all’Eni una lettera che segue quella del 6 ottobre nella quale la si portava a conoscenza delle problematiche riguardanti le maestranze della Cmti.
La richiesta fatta alla stessa Eni, in quanto committente, è di non restare indifferente a quello che sta accadendo sui propri posti di lavoro e di voler favorire il recupero delle spettanze da parte di questi lavoratori oltre a prendersi l’impegno, nell’eventualità che la Cmti sia sostituita da altre aziende, di voler garantire e favorire il passaggio dei lavoratori presso quella che subentrerà nella commessa.
«Dichiariamo nuovamente la nostra disponibilità nella ricerca di soluzioni che possano salvaguardare il futuro delle maestranze della Cmti», aggiunge De Litis con Guido D’Accurzio, della Fim-Cisl di Chieti, «questa ennesima sciagura su Ortona continua ad aggravare le già molto precarie condizioni occupazionali del territorio».
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