Cmti, trenta lavoratori verso la mobilità

16 Dicembre 2016

Ortona. Fiom e Fim: vicenda gestita senza la giusta serietà, un altro stabilimento avviato verso lo svuotamento

ORTONA. «La quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori sta andando in mobilità, nel giro di pochi giorni quello della Cmti sarà l’ennesimo nuovo stabilimento vuoto nel territorio di Ortona e della nostra provincia». È una dichiarazione densa di rabbia quella che i sindacalisti della Fiom Cgil e Fim Cisl di Chieti, Andrea De Lutis e Guido D’Accurzio, rilasciano in merito alla situazione dei dipendenti dell’azienda ortonese specializzata nella progettazione, prefabbricazione, montaggio e manutenzioni generali di impianti industriali on-shore ed off-shore, soprattutto nei settori della petrolchimica e dell’energia. Il Natale e soprattutto il futuro prossimo di circa trenta lavoratori, che fino a poco tempo fa erano oltre quaranta, si appresta ad essere nero, in particolare dopo le ultime novità che vanno ad aggiungersi a stipendi fermi al mese di agosto.

Il 29 novembre i sindacati hanno scritto all’Eni, in quanto committente, una lettera che segue quella del 6 ottobre nella quale la si portava a conoscenza delle problematiche riguardanti le maestranze della Cmti. La richiesta era di non restare indifferente a ciò che stava accadendo. Ma l’approccio della multinazionale non è per nulla piaciuto alle sigle sindacali: «Ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso», sostengono De Lutis e D'Accurzio. «L’Eni in questi mesi a scopo cautelativo non ha più saldato le fatture emesse dalla Cmti per costringerla a regolarizzare le spettanze, ma purtroppo chi ha pagato veramente le conseguenze sono state le maestranze e le loro famiglie».

I sindacati hanno proposto all’Eni stessa di fare dei pagamenti diretti ai dipendenti dell’azienda ortonese ma «ha dichiarato la disponibilità di voler regolare esclusivamente le partite economiche del personale impiegato sulle piattaforme», aggiungono De Lutis e D'Accurzio. «Le domande ci sorgono spontanee: i dipendenti che lavorano a terra non mangiano, non fanno la spesa, non hanno bollette da pagare? Una commessa la portano avanti solo i meccanici off shore oppure sono necessari anche gli impiegati che coordinano, gli operai d’officina che preparano ricambi e quanti altri?» Non ci sono aggiornamenti invece dal tavolo istituzionale in Provincia: «Si riescono ad avere solo minime notizie informali sul proseguo di trattative enunciate tra la Cmti ed altre aziende per eventuale cessione, affitto o vendita» concludono i sindacalisti. «I dubbi sulla veridicità di queste informazioni fornite dall’azienda sono sempre fondati e oramai è quasi un dato di fatto che la volontà di portare a termine qualsiasi tipo di progetto, e quindi salvaguardare questi posti di lavoro, non sia stata gestita con la giusta serietà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA