Cohiba, minacce di morte con la spranga

14 Settembre 2015

Un gruppo, tra cui un minorenne, ieri pomeriggio ha aggredito verbalmente la titolare già picchiata una settimana fa

CHIETI. É passata solo una settimana da quando A.G., 37 anni, che gestisce il disco-pub Cohiba a Chieti Scalo, è stata pestata da un gruppo di persone, da lei individuate e denunciate alla polizia. Ieri pomeriggio, poco dopo le 16, un altro gruppo di giovani, proprietari di un locale vicino, frequentato dai primi aggressori, sono tornati al disco pub e l’hanno minacciata con frasi del tipo: «Ti sgozzo... sei morta». L’episodio è preceduto da un curioso e inquietante fatto accaduto il giorno prima. Un cliente ha chiamato per telefono A.G., e le ha chiesto come mai il suo locale fosse aperto già di mattina, alla risposta meravigliata e negativa, la donna è corsa nel suo locale e ha visto tutto spalancato. Sopra la cassa c’era un bigliettino con su scritto: «Sei morta».

Tornando all’episodio di ieri, subito dopo l’incursione del gruppo che l’avrebbe minacciata, nel locale arriva un loro parente, di appena 16 anni. Aveva una mano dietro la schiena. Alla domanda di A.G. su cosa nascondesse, il ragazzo ha mostrato una spranga di ferro profferendo altre minacce.

«Non vivo più», dice la donna , «nel mio locale piantonato dalla polizia vengono poche persone e sono in serie difficoltà oltre alla paura che vivo ogni giorno». Uno di quelli che l’avrebbero pestata (10 giorni di prognosi) che ha denunciato uno a uno ha chiesto a una persona con messaggi al cellulare «quale fosse il numero della barista che collabora con me», dice la donna, «e dove abitassi (la foto del messaggio whatsapp a destra)».

Intanto subito dopo il fatto di ieri A.G. ha fatto il 113, considerato che la polizia sta indagando sull’episodio di una settimana fa, ma ha risposto il 112 dei carabinieri di turno nella zona. «Subito dopo la chiamata è entrato il ragazzino di 16 anni. «Se i carabinieri fossero arrivati qualche minuto prima lo avrebbero colto in sul fatto», dice la donna.

Una volta arrivati i militari hanno raccolto verbalmente il racconto della donna e hanno sequestrato i bigliettini minatori. Eppoi sono andati via nel tentativo di rintracciare quelle persone che l’avrebbero minacciata. In seguito la donna intanto si è recata in caserma per formalizzare la denuncia.

Sono episodi comunque tutti da accertare anche perché già nel caso del pestaggio uno degli accusati avrebbe sostenuto ben altra versione dei fatti, secondo il suo racconto lui con i suoi amici sarebbero intervenuti solo per calmare una lite sorta tra la barista, lei e un’altra donna.(k.g.)

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