Colasante in carcere? Il Gip dispone la perizia

Accolta la richiesta dell’avvocato Benedetto di verificare se la detenzione è compatibile con le condizioni cliniche dell’indagato che ha tentato il suicidio
CHIETI. Il ventunenne di Guardiagrele Domenico Colasante, in ospedale per aver tentato il suicidio dalla cella del carcere dov’era rinchiuso, potrebbe non dover più tornare a Madonna del Freddo. Il giudice per le indagini preliminari della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila, Romano Giuseppe Gargarella, ha accolto infatti l’istanza del difensore del ragazzo, l’avvocato Graziano Benedetto, stabilendo una perizia sulle condizioni del giovane. Il perito, già nominato, visiterà nella giornata di oggi il ventunenne che ora si trova ricoverato, non più in pericolo di vita, nel reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale teatino. Al termine della perizia si deciderà se Colasante potrà tornare o meno in carcere. Il giovane era detenuto a Madonna del Freddo dal 21 ottobre scorso, accusato di aver messo una finta bomba davanti alla casa francavillese dell’ex segretario nazionale Cisl, Raffaele Bonanni. L’ordigno era finto, ma le intimidazioni potevano essere vere. Così hanno ritenuto i giudici disponendo l’arresto. Con problemi di salute e anche legati alla tossicodipendenza, il ragazzo non ha retto allo stress emotivo provocato da un lutto familiare: la morte della nonna paterna, Lucia, a cui era molto legato. E così, all’alba del 6 gennaio, ha deciso di farla finita tagliandosi le vene. A provocare l’insano gesto pare sia stata proprio l’impossibilità di ottenere il permesso per recarsi al funerale dell’amata nonna. A salvarlo è stato il tempestivo intervento della polizia penitenziaria e dell’equipe di Chirurgia vascolare dell’ospedale teatino. «Probabilmente il ragazzo andava valutato un po’ più a fondo dal punto di vista sanitario prima di insistere sulla custodia cautelare», ha detto l’avvocato Benedetto nel presentare l’istanza di scarcerazione. Il difensore si è detto molto soddisfatto della nuova decisione del giudice, sottolineando che «tra l’altro non ci sono neanche elementi di colpevolezza così forti a carico del mio assistito, visto che non ci sono fattori pienamente oggettivi che comprovino la sua partecipazione a quello che è stato solo un falso attentato, perché l’ordigno era finto».
Per Benedetto, Colasante più che un “potenziale criminale” poteva essere considerato come un “potenziale buontempone” che aveva messo in atto uno “scherzo” seppur di pessimo gusto. Intanto il padre del ragazzo, Domenico Colasante, 47enne dipendente pubblico, ha deciso di depositare una denuncia contro ignoti per chiarire le responsabilità dell'interruzione della terapia di disintossicazione dalla droga che il figlio stava seguendo in carcere. A sostegno del giovane si sono levate anche le voci degli esponenti dei Radicali Dario Boilini e Alessio Di Carlo che sono tornati a chiedere l’istituzione del garante regionale dei detenuti.
Arianna Iannotti
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