Colloqui in carcere sospesi, scatta la protesta dei detenuti

10 Marzo 2020

CHIETI. Urla, stoviglie battute contro le grate e sciopero della fame. È cominciata domenica sera la protesta dei detenuti del carcere di Chieti contro la sospensione dei colloqui per l’emergenza...

CHIETI. Urla, stoviglie battute contro le grate e sciopero della fame. È cominciata domenica sera la protesta dei detenuti del carcere di Chieti contro la sospensione dei colloqui per l’emergenza coronavirus. La casa circondariale di Madonna del Freddo è stata cinturata dalle forze dell’ordine. Non si sono registrati episodi di violenza o danneggiamenti, al contrario di ciò che è avvenuto in altri istituti di pena italiani.
I reclusi hanno chiesto e ottenuto un colloquio con il direttore Franco Pettinelli; poi hanno iniziato la loro rivolta “rumorosa”, come risposta all’annuncio dell’interruzione delle visite esterne. Il ministero della Giustizia, intervenuto sul tema dopo i gravi disordini avvenuti in tutta Italia, ha chiarito che l’interruzione dei colloqui «a vista» con i parenti è stata decisa solo fino al 22 marzo. Due settimane durante le quali gli istituti dovrebbero attrezzarsi per assicurare che le visite possano riprendere rispettando le precauzioni prescritte: distanza di due metri tra le persone. I detenuti hanno consegnato un documento nel quale si fa esplicito riferimento al divieto delle visite. Anzitutto, chiedono che i colloqui siano sostituiti con conversazioni via Skype o un maggior numero di telefonate; inoltre sollecitano la fornitura di prodotti disinfettanti. I detenuti hanno annunciato che, finché non saranno accolte le loro richieste, proseguirà lo sciopero della fame e ogni sera – per un’ora – continueranno a battere gli oggetti contro le inferriate. (g.let.)
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