Coltellate alla moglie, a processo Il pm: voleva ucciderla per gelosia

27 Aprile 2022

L’aggressione dopo che lei si è rifiutata di avere un rapporto con il marito dal quale si stava separando La difesa ottiene il rito abbreviato: «Al momento del fatto, lui era incapace di intendere e di volere» 

TORREVECCHIA TEATINA. Voleva ucciderla perché era geloso. Roberto Salute, 56 anni, operatore ecologico di Torrevecchia Teatina, agli arresti dallo scorso 18 gennaio per aver accoltellato in casa la moglie Marina Salute (i due hanno lo stesso cognome), di sei anni più giovane, finisce sotto processo per tentato omicidio pluriaggravato. È l’accusa formulata dal procuratore Lucia Anna Campo, che aveva sollecitato il giudizio immediato, quindi il dibattimento in tempi rapidi. Ma l’avvocato Stefano Sassano ha deciso di optare per il rito abbreviato, ovvero il processo allo stato degli atti, che consentirà all’imputato di avere lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Il giudice Andrea Di Berardino ha fissato l’udienza in camera di consiglio per il prossimo 1° giugno. Il legale ha chiesto di sottoporre il suo assistito a una perizia psichiatrica. Secondo la consulenza già depositata dalla difesa, e redatta dal dottor Raffaele De Leonardis, Roberto Salute – al momento dei fatti – era incapace di intendere e di volere.
LA RICOSTRUZIONE
Roberto era certo che la moglie lo tradisse dopo la confidenza ricevuta da un familiare e, per questo, aveva ingaggiato un’investigatrice privata per controllare gli spostamenti della coniuge. Sull’auto della donna, non a caso, è stato sequestrato anche un gps. La sera del tentato omicidio Roberto, che si è detto ancora innamorato della moglie dalla quale si stava separando, si è avvicinato a lei per cercare di avere un contatto fisico: l’ha accarezzata, voleva fare sesso. Ma, sempre in base alla versione del marito, Marina ha rifiutato di avere un rapporto con lui. In un primo momento, il 56enne è andato a letto, anche perché il mattino successivo si sarebbe dovuto alzare presto per raggiungere il posto di lavoro. Ma, poco prima delle 22, si è alzato all’improvviso, è andato in cucina, ha afferrato un coltello con la lama di 21 centimetri e ha colpito la moglie, già in vestaglia, con due fendenti all’addome e sotto un’ascella. La donna è riuscita a scappare nell’appartamento al piano superiore, dove abita la figlia Pamela. La fuga è stata ripresa anche dall’impianto di videosorveglianza della villetta. La giovane ha messo in moto la macchina dei soccorsi e, sul posto, si sono precipitati l’ambulanza del 118 e i carabinieri. In quegli stessi momenti, Roberto è salito sulla sua Fiat Panda ed è andato a consegnarsi nella caserma di via Arniense. Delle indagini si sono occupati i militari della stazione di Chieti Principale e della sezione operativa della compagnia teatina. Durante l’interrogatorio, l’uomo si è detto pentito fin da subito.
IL RACCONTO DELLA FIGLIA
La figlia, come raccontano le carte dell’inchiesta, ha indicato il padre come «un maltrattante seriale». Perché lui avrebbe picchiato Marina, in più occasioni, anche nei giorni precedenti alle coltellate. L’avvocato Laila Tammaro, che stava seguendo la donna nella separazione, ha raccontato nelle ore successive all’aggressione: «Marina mi aveva chiesto di andarci cauta e di usare un tono conciliante perché aveva paura delle reazioni del marito. La lettera di convocazione è stata molto bonaria: ho rappresentato l’intenzione della signora di separarsi e la volontà di trovare un accordo».
GLI ARRESTI IN CASA
Roberto, dopo essere finito in carcere, da un mesetto è agli arresti domiciliari: ha trovato ospitalità a casa di alcuni parenti, sempre a Torrevecchia. Nell’udienza del 1° giugno la moglie potrà costituirsi parte civile e chiedere i danni.
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