Commercio irregolare dei tartufi: multe di 50mila euro a 25 cavatori

24 Luglio 2022

Mano dura dei carabinieri forestali per contrastare le modalità di raccolta dello scorzone fresco «Vendite fuori dal periodo indicato e in violazione dei limiti quantitativi imposti dalle leggi regionali

VILLA SANTA MARIA. Multati in 25 tra cavatori e rivenditori, per un importo complessivo di sanzioni di oltre 48mila euro: è l’effetto dei controlli dei carabinieri forestali per contrastare le modalità irregolari di raccolta e di commercio del tartufo scorzone fresco (Tuber aestivum) nel comprensorio del Medio Sangro. I militari di Villa Santa Maria, nell’ambito di una sistematica campagna di controllo, hanno applicato le multe dopo avere riscontrato numerose irregolarità di natura amministrativa.
«I militari», è spiegato in una nota dei carabinieri forestali coordinati dal tenente colonnello Tiziana Altea, «hanno accertato il commercio del prezioso fungo ipogeo al di fuori del periodo di raccolta o in violazione di limiti quantitativi imposti dalle leggi regionali di Abruzzo e Molise e, tramite appostamenti e sistemi di fototrappolamento, hanno individuato il responsabile della cerca con lavorazione andante del terreno. Ogni specie di tartufo presenta un proprio periodo di raccolta che, date le condizioni pedogenetiche e microclimatiche diverse, può comunque diversificarsi a livello di territorio. Rispettare il calendario consente di raccogliere il tartufo nel periodo di piena maturazione, evitando di asportare i cosiddetti “fioroni” esemplari ricchi di spore che servono per la riproduzione e la formazione di nuove tartufaie. La ricerca e la raccolta dei tartufi», sottolineano i forestali, «devono essere effettuate in modo da non arrecare danno alle tartufaie, avvalendosi di un cane appositamente addestrato e, per l’estrazione dal terreno, solo di attrezzi idonei. L’utilizzo del cane addestrato permette di localizzare il punto preciso dove è localizzato il tartufo, consentendo inoltre l’individuazione dei soli esemplari maturi. L’impiego del vanghetto o della zappetta (per la sola provincia di L’Aquila), quando non sia possibile estrarre il tubero direttamente con le mani, consente inoltre di limitare al minimo i danni alle radici delle tartufaie; si ricorda, inoltre, come le buche scavate per l’estrazione dei tartufi, debbano essere obbligatoriamente riempite con il terriccio precedentemente asportato. (cr.ch.)
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