Compensi messi sul web Il Garante: è violazione

1 Agosto 2015

La decisione dà ragione a 57 dipendenti che hanno querelato il dg Del Vecchio Entro due mesi il cambio del sistema di comunicazione o scatterà la sanzione

CHIETI. L’Università “d’Annunzio” ha violato il Codice in materia di protezione dei dati personali quando ha pubblicato la lista dei 113 dipendenti che avrebbero percepito somme non dovute nelle passate gestioni universitarie. Il Garante della privacy dà ragione ai dipendenti dell’ateneo “d’Annunzio” che hanno sentito violati i propri diritti di riservatezza con la pubblicazione di quell’elenco sul sito internet dell’ateneo, trasmesso pure via web con mail spedite a tutti i dipendenti. La vicenda risale al 10 ottobre dell’anno scorso, quando il direttore generale Filippo Del Vecchio ha fatto pubblicare sul sito istituzionale un documento intitolato “Il fondo accessorio di ateneo, altri fondi e il loro utilizzo” che conteneva la lista di 113 nomi che, a stare a quanto diceva lo stesso Del Vecchio, avrebbero percepito in maniera non regolare lauti compensi negli anni passati. Un documento simile, intitolato “Analisi di utilizzo del fondo accessorio 2001-2013”, era stato inviato già dal 6 ottobre tramite mail a tutti i 750 docenti e i 340 lavoratori di area tecnico-amministrativa dell’ateneo teatino-pescarese, tanto per essere sicuri che qualcuno non si perdesse la notizia.

La lista conteneva nomi e cognomi, insieme alle cifre percepite. Molti dei 113 dipendenti si sono sentiti diffamati, colpiti nella loro onorabilità e nel loro diritto alla privacy. Il direttore generale si era difeso ricorrendo al principio di trasparenza nella gestione di fondi pubblici. A gennaio, però, sono partite 56 querele contro il dg e anche un esposto al Garante della privacy che ieri ha fatto sapere il suo responso. Il pronunciamento è favorevole ai dipendenti e contrario all’università “d’Annunzio”, avendo ritenuto che l’ateneo ha violato la disciplina sulla privacy per la protezione dei dati personali. Di qui il divieto nei confronti dell’ateneo “d’Annunzio” «di utilizzare le stesse modalità comunicative adottate in passato», nonché «l’ulteriore diffusione in Internet, mediante il proprio sito web istituzionale, dei dati personali sopraindicati». Al divieto segue anche la prescrizione di «conformare la pubblicazione di atti e documenti in internet alle disposizioni contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personali». Infine il Garante chiede di dare comunicazione, entro 60 giorni dalla ricezione del provvedimento, «delle misure adottate per conformarsi alle prescrizioni impartite. Il mancato riscontro», si sottolinea, «è punito con sanzioni amministrative». E dunque l’ateneo dannunziano dovrà inchinarsi alle decisioni del Garante che, con il suo provvedimento, getta anche nuova luce sulle 56 querele presentate dai dipendenti contro il dg Del Vecchio.

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