Comune, il buco sale a 78 milioni Il maxi debito arriva in consiglio

Il sindaco Ferrara e gli assessori: «Il predissesto non è una scelta politica ma l’unica strada possibile» Domani si vota il piano di rientro: «Tasse al massimo, immobili in vendita e riscossione più efficace»
CHIETI. Arriva in consiglio comunale l’atteso piano di rientro pluriennale e la prima cosa che si scopre è che i debiti del Comune non ammontano a 57 milioni ma a oltre 78 milioni di euro. L’eredità della passata amministrazione si scopre ancora più pesante di quanto accertato dai nuovi amministratori appena dopo l’insediamento. I cittadini ricordano ancora il maxi manifesto fatto affiggere dalla maggioranza del sindaco Diego Ferrara sui «57 milioni di debiti e di bugie» che ha fatto infuriare l’ex sindaco Umberto Di Primio.
Ma ora, con l’ulteriore e più completa ricognizione a cui si è lavorato per stilare il Piano di risanamento, si è arrivati a 78.327.024 euro. A tanto ammonta la rilevazione della massa passiva, secondo il piano stilato dall’assessore alle finanze Tiziana Della Penna con il dirigente di settore Franco Rispoli. A far allargare il buco di altri 21 milioni sono le cifre legate al contenzioso, come si legge nelle 76 pagine di tabelle e considerazioni tecniche di cui si compone il piano di riequilibrio.
L’iter del predissesto, avviato con delibera del 29 dicembre scorso, detta tempi precisi. L’amministrazione comunale non ha ottenuto la proroga richiesta e perciò ha deciso di presentare il piano nel consiglio comunale di domani. Per riequilibrare le finanze dell’ente, il piano prevede un tempo di 20 anni. Un periodo in cui l’ente, e di riflesso la città, dovrà fare tagli e sacrifici. La ricetta ventennale per risollevare il Comune parte dall’accesso al fondo di rotazione che assicura all’ente 15 milioni di euro sui quali poter contare. Ma, avendo fatto ricordo al fondo di rotazione, «l’ente ha previsto», si legge sul documento, «una manovra di aumento delle aliquote al massimo per i tributi e i canoni che già non lo erano, ossia dell’Imu e del Canone unico patrimoniale che dal 2021 ha sostituito diversi prelievi di fiscalità locale previgenti».
Il piano ricorda, dunque, tutti gli aumenti appena varati, dalle tariffe dei parcheggi a quelle degli impianti sportivi, della mensa e delle spese legate al settore urbanistica. C’è poi un piano di vendita degli immobili comunali e il miglioramento delle riscossioni, due aspetti sui quali anche la precedente amministrazione aveva cercato invano di darsi da fare. In questo modo, al 2040, le finanze dell’ente saranno tornate in equilibrio.
Alla vigilia del consiglio comunale il sindaco e la giunta spiegano che il piano non è altro che «una fotografia della situazione economica e finanziaria che abbiamo trovato una volta insediati a palazzo di città che traduce in cifre i debiti dell’ente. Oggi abbiamo una massa passiva accertata pari a 78.327.024,84 euro, di cui 47.083584,40 euro rappresentano il disavanzo di amministrazione anno 2019; ammonta a 10.240.927,65, invece la revisione straordinaria dei residui attivi e passivi; 19.589.227,16 euro derivano dal contenzioso legale; 670.328,22 euro sono altri debiti fuori bilancio e 742.957,41 euro altri accantonamenti. Ebbene queste sono le cifre, sono numeri che parlano da soli e raccontano di un debito cresciuto di anno in anno e della mancanza di qualsiasi azione di ripianamento. Il piano di riequilibrio è nato per questa ragione. Non è una scelta politica o, peggio, irresponsabile, come chi ha governato prima di noi tenta di far passare: è un piano necessario, perché la città ha troppi debiti e poche alternative per affrontarli. Sarà una strada dura e faticosa, fatta di scelte spesso obbligate, perché il percorso di riequilibrio fissa dei parametri entro cui stare, soprattutto nei primi anni». Ma proprio di fronte a questa situazione qualcuno, anche in maggioranza, ha pensato che forse sarebbe stato meglio dichiarare dissesto e ricominciare da capo. La pensa così, ad esempio, il coordinatore cittadino di Articolo 1, Giustino Zulli.
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