Comune senza soldi in bilancio: slitta la ripartenza delle mense

23 Settembre 2023

Da lunedì comincia il tempo pieno nei comprensivi e molte famiglie dovranno portare il pasto da casa L’assessore: «Siamo al lavoro per assicurare la continuità del servizio e mantenere i prezzi bassi»

CHIETI. La crisi finanziaria del Comune ha uno strascico diretto sulla ripartenza del servizio mensa. In bilancio non ci sono le coperture economiche necessarie ad assicurare la distribuzione dei pasti per i prossimi tre anni ai circa 1.500 alunni dei comprensivi teatini che sono rientrati in classe dopo la pausa estiva e che lunedì riprenderanno il tempo pieno. La refezione scolastica non potrà quindi iniziare come da programma e, in via provvisoria, alcune famiglie provvederanno a preparare il pranzo da casa per i loro figli. Lo sforzo dell’amministrazione del sindaco Diego Ferrara a riattivare il servizio è volto ad assicurare «continuità e qualità alla mensa» e «sostenibilità dei costi», ma al momento la situazione è in stallo.
Le somme inserite nel documento finanziario coprono le spese solo fino al 2024, lasciando scoperte le annualità 2025 e 2026 che rientrano nell’appalto triennale da 5 milioni di euro vinto dalla ditta Ladisa. La società barese che l’ha spuntata contro il Comune nel ricorso al Consiglio di Stato, inoltre, non ha ancora sciolto la riserva sulla conferma dell’offerta economica e non è stato quindi possibile procedere con l’affidamento del contratto pubblico. «La risposta arrivata è stata molto fumosa», sottolinea l’assessore agli Affari legali Enrico Raimondi, «ad oggi non è chiara l’intenzione della società a garantire o meno il servizio e, in assenza di questa volontà, il settore non può procedere né con l’aggiudicazione né con l’eventuale scorrimento della graduatoria nei confronti degli altri contraenti».
La vicenda dell’appalto delle mense è intricata. La gara pubblica del 2020 è finita al centro di una battaglia giudiziaria risolta soltanto nel giugno scorso con la sentenza del Consiglio di Stato che ha confermato l’esclusione delle prime due ditte dalla graduatoria e affidato il servizio alla terza classificata Ladisa. Il Comune il 31 agosto scorso ha inviato una comunicazione al colosso della ristorazione di Bari, chiedendo la disponibilità ad assicurare 1.280 pasti in media al giorno al costo di 4,25 euro l’uno fino al 31 dicembre 2023, per poi ricevere dei leggeri ritocchi verso l’alto in virtù degli adeguamenti Istat (4,58 euro nel 2024; 4,91 nel 2025; 5,15 nel 2026). Le tariffe sono quelle inserite nell’offerta economica della gara del 2020, nonostante fino allo scorso anno scolastico la stessa Ladisa con la gestione in proroga del servizio ha ricevuto per ogni pasto un rimborso dal Comune pari a 5,20 euro. La riduzione del prezzo ha quindi spinto i vertici della Ladisa a prendere tempo, il tutto mentre gli alunni sono tornati sui banchi senza però effettuare il tempo pieno. «L’ufficio affari finanziari», specifica Raimondi, «è al lavoro per cercare di risolvere la questione. Con la proclamazione del dissesto stiamo operando in regime provvisorio: le coperture per la mensa ci sono fino al 2024, mentre l’appalto è triennale e bisogna quindi capire se la normativa consente di inserire le somme per le successive annualità nel bilancio stabilmente riequilibrato che dovrà essere approvato a breve».
«La nostra priorità è assicurare il servizio», ha aggiunto l’assessore alla Pubblica istruzione Teresa Giammarino, spiegando di avere informato i dirigenti dei comprensivi comunali che solo la prossima settimana si potrà stabilire una data certa sulla riattivazione del servizio. «Dobbiamo farlo in un momento difficile», annota Giammarino, perché l’ente è in dissesto e tenuto conto del fronte tecnico e amministrativo della gestione della refezione, che è un argomento molto delicato anche dal punto di vista legale. Vogliamo che si trovi una soluzione condivisa con tutti i soggetti coinvolti per assicurare continuità e qualità alla mensa, perché l’utenza lo richiede, ma anche la sostenibilità dei costi sia per l’ente e sia per le famiglie, valori che stiamo facendo di tutto per mantenere immutati. Ringrazio gli uffici che stanno lavorando costantemente per trovare la migliore soluzione. Il tempo richiesto non deriva dal disinteresse dell’amministrazione, ma dalla complessità del quadro in cui il servizio si inserisce».
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