Comune ufficialmente in dissesto Lite in aula, urla e pugni sui tavoli

23 Giugno 2023

Con 19 sì il consiglio approva la delibera sul default, la minoranza se ne va e non partecipa al voto Scintille tra Ferrara e una consigliera: «Vergogna». Tra il pubblico anche i lavoratori di Teateservizi

CHIETI. È finito con sindaco e vicesindaco che urlavano «vergogna» il consiglio comunale che riporta la città in dissesto finanziario. La maggioranza lo ha votato con 19 voti favorevoli, mentre la minoranza non ha partecipato al voto. La seduta si è aperta di fronte a lavoratori e sindacati di Teateservizi, che oggi incontreranno il sindaco per sapere quale sarà la loro sorte. Le scintille sono arrivate solo alla fine, quando ha preso la parola Diego Ferrara che se l'è presa in particolare con gli interventi di due consiglieri di opposizione, Serena Pompilio (Azione Politica) e Carla Di Biase (FdI). È all’indirizzo di quest’ultima, però, che Ferrara ha iniziato a urlare «vergogna», battendo i pugni sul banco e tirando in ballo un caso che sinora era rimasto nascosto, ma che evidentemente ha indignato a tal punto il sindaco da uscire fuori in un momento di rabbia. Il caso è quello delle suore Vincenziane, conosciute in città per l'intensa opera di volontariato a sostegno dei più deboli, che non sono state pagate per un’ingente cifra dalla precedente amministrazione. Seduto a fianco al sindaco, il vicesindaco Paolo De Cesare ha ugualmente trattenuto l'indignazione per qualche secondo e poi è scattato, urlando e sbattendo i pugni.
CHIETI IN DISSESTO
Per Chieti è il secondo dissesto della sua storia, dopo quello che fu costretto a gestire, suo malgrado, l’ex sindaco Nicola Cucullo. Ma per la maggioranza «non è una catastrofe, ma solo una nuova sfida», come ha spiegato nella conferenza stampa prima della seduta la consigliera del polo civico Silvia Di Pasquale. Nell’occasione il sindaco Ferrara, insieme agli assessori Tiziana Della Penna, Enrico Raimondi, Manuel Pantalone, Fabio Stella e Teresa Giammarino e al presidente del consiglio comunale Luigi Febo, ha ricordato alcuni passi della sentenza con cui la Corte dei conti ha bocciato il piano di predissesto del Comune: ha parlato del «debito certificato di 78 milioni di euro, accumulato a partire dal 2012 con continue anticipazioni di cassa, a cui noi abbiamo dato uno stop, e che ha toccato l’apice nel 2019. L’opposizione ci addossa la colpa che in 2 anni non siamo riusciti a fare un piano di risanamento valido, quando è la stessa Corte dei conti che dice che ormai più nulla avrebbe funzionato. Noi ci abbiamo provato. Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, nonostante il periodo del Covid che ci ha praticamente bloccato. Ringrazio tutti i miei assessori che hanno lavorato in situazioni difficilissime. Con una macchina comunale ridotta da 357 dipendenti all'epoca del sindaco Francesco Ricci agli attuali 178».
LA REPLICA A DI STEFANO
Se il sindaco non ha voluto replicare direttamente al consigliere Fabrizio Di Stefano (Lega), che alla vigilia del consiglio lo ha duramente attaccato, la sua maggioranza non ha invece rinunciato alla polemica. Le parole più forti arrivano dall’assessore Raimondi che accusa l’ex parlamentare di «amnesia estiva», ricordando che le tasse «le abbiamo trovate già al massimo, il trasporto scolastico era già stato chiuso dalla precedente amministrazione, che aveva anche chiuso tre asili su quattro». In pratica, sintetizza Raimondi con una battuta, «il Comune era in dissesto senza dirlo. Noi, invece, abbiamo deciso di non continuare a far finta di niente. Abbiamo provato ogni strada. E, nonostante le difficoltà, siamo riusciti anche a portare in città 50 milioni di finanziamenti, mentre loro hanno accumulato 78 milioni di debiti senza aver fatto nulla».
LA MINORANZA
Gli attacchi sono arrivati anche in aula consiliare. Il primo a prendere la parola è stato l'ex vicesindaco Giuseppe Giampietro (FdI) che ha difeso la precedente gestione. La consigliera Pompilio ha parlato di «incapacità amministrativa, leggerezza, menefreghismo» e, con un’espressione locale, di una maggioranza «ciuccia e presuntuosa», invitandola alle dimissioni. Maurizio Costa (Forza Chieti) ha fatto risalire i problemi alla gestione dell’ex sindaco Ricci. Mario De Lio (Udc) ha ricordato di aver fatto formali segnalazioni sul piano di riequilibrio che non poteva reggersi. Di Biase ha citato alcune parti della sentenza della Corte che chiamano in causa responsabilità dell'attuale amministrazione. Mario Colantonio (Lega) ha espresso preoccupazione «non tanto per il dissesto, per le scelte successive». Damiano Zappone (Fi) ha ricordato le scelte fatte, a suo avviso sbagliate, su Teateservizi.
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