Condannato a sei anni, assolto in appello

11 Febbraio 2017

Guardiagrele. Marroncelli ritenuto autore di tre rapine, ma la difesa lo fa scagionare dalle accuse

GUARDIAGRELE. La Corte d’appello dell’Aquila ribalta la sentenza di primo grado emessa dal gup di Chieti, Luca De Ninis, e assolve Luca Marroncelli, il 29enne di Guardiagrele che era stato condannato per tre rapine e una tentata, verificatesi tra maggio 2013 e gennaio 2014. Per i reati che gli venivano contestati, il giovane era stato sottoposto alla misura cautelare in carcere, dal mese di marzo del 2015, e a seguire a quella degli arresti domiciliari fino a tutto il mese di ottobre del 2016. Ora, però, la sentenza della Corte d’appello del 9 febbraio riforma quella di primo grado con la quale il giovane guardiese era stato condannato, con rito abbreviato, alla pena di sei anni e quattro mesi di reclusione per una lunga sfilza di capi d’imputazione.

Per il gup De Ninis, Marroncelli era il rapinatore che il 2 maggio 2013 portò via 4.139 euro dall’ufficio postale di piazza Sant’Urbano a Bucchianico, s’impossessò di 4.415 euro con una rapina alla Bper di Guardiagrele il 10 settembre 2013, fece altrettanto il 17 maggio 2013 al Sisa Puntospesa della stessa cittadina, per un bottino di 1.480 euro, e tentò senza riuscirci una rapina al supermercato Tigre di Guardiagrele a gennaio 2014. Tuttavia il 29enne, difeso dall’avvocato Emanuele Iezzi, è stato assolto in appello per non avere commesso il fatto. Le motivazioni della condanna in primo grado poggiavano fondamentalmente sulle dichiarazioni accusatorie rese dal cognato di Marroncelli, Benito Baldassarre, in occasione del proprio interrogatorio mentre era sottoposto alla misura cautelare in carcere per aver ferito con un coltello lo stesso Marroncelli. Baldassarre accoltellò il cognato a seguito di una violenta lite in uno dei palazzi popolari di Guardiagrele, avvenuta a gennaio 2014. La causa fu un giubbotto legato ad una rapina. Il malvivente portava un giubbotto del quale si sarebbe poi disfatto. Tra i sospettati c’era Marroncelli. Ma l’indumento in realtà era del cognato, Baldassarre appunto. Che per fugare ogni dubbio su presunte responsabilità personali andò dai carabinieri e disse che il giubbotto era suo, ma che con la rapina non c’entrava nulla. E sempre Baldassarre, nel contesto delle accuse per il presunto tentato omicidio, riferì prima ai carabinieri e poi al gip che il cognato gli aveva confidato di aver commesso delle rapine. La difesa ha puntato su quelle che riteneva dichiarazioni inattendibili pronunciate da Baldassare, atteso il personale coinvolgimento ed interesse del medesimo a renderle, nonché sulla carenza di elementi ulteriori che le avvalorassero. Per di più la difesa si è soffermata sul mancato riscontro biologico effettuato con alcuni reperti di Marroncelli e sulla mancata valenza probatoria degli elementi portati dalla pubblica accusa. Tesi che la Corte d’appello ha accolto. (a.s.)

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