Condannato per le coltellate ma non fu tentato omicidio

CHIETI. Accoltellò il cognato, ma non fu tentato omicidio. Nicolino Di Benedetto, pescarese di 53 anni, è stato condannato a un anno e 3 mesi di reclusione dopo che i giudici del tribunale di Chieti...
CHIETI. Accoltellò il cognato, ma non fu tentato omicidio. Nicolino Di Benedetto, pescarese di 53 anni, è stato condannato a un anno e 3 mesi di reclusione dopo che i giudici del tribunale di Chieti (presidente Guido Campli, a latere Chiara Di Gerio e Sofia Nanni) hanno derubricato il reato in lesioni personali gravi. Il pm Giancarlo Ciani aveva chiesto una pena di 12 anni e 2 mesi per quella lite sfociata nel sangue, a Poggiofiorito, il 2 novembre del 2015. Il paradosso è che Nicholas Di Benedetto, il figlio di Nicolino, finito sotto accusa per aver agito in concorso col padre, nel 2017 è stato condannato a 14 anni di carcere per gli stessi fatti: in quel caso il tribunale teatino, in diversa composizione, aveva deciso di non far cadere il tentato omicidio. Il processo si era sdoppiato per un difetto di notifica. Nei prossimi giorni, comunque, il caso di Nicholas Di Benedetto arriverà davanti alla corte d’appello dell’Aquila.
A far esplodere la violenza, secondo la ricostruzione della procura, sono state questioni di eredità. Il 53enne, in concorso con il figlio, è accusato di aver colpito con un coltello il cognato G.C., all’epoca 49enne, «nella regione nucale sinistra, al torace, all’addome, all’avambraccio sinistro e alle mani». Il pm parla di «atti idonei e diretti in modo non equivoco a causare la morte della vittima, con l’aggravante di aver agito con premeditazione». Nicolino Di Benedetto, infatti, «si recava già munito di coltello nell’abitazione di G.C., che aggrediva alle spalle non appena usciva di casa per prendere la legna, rincorrendolo e continuando a colpirlo anche quando era rientrato nell’appartamento per cercare riparo». Ma i giudici hanno accolto la tesi del difensore dell’imputato, l’avvocato Tino Innaurato, secondo cui il 53enne non aveva alcuna intenzione di uccidere il cognato. La vittima, stando alla consulenza della difesa (redatta dal medico legale Gabriele Paolini), non era mai stata in pericolo di vita. Il consulente della procura, invece, era arrivato a una conclusione diametralmente opposta. (g.let.)
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