Condannato per minacce al priore
Casalanguida, finisce in tribunale la lite al cimitero per la lapide rimossa
CASALANGUIDA. Una lapide spostata, una lite furibonda, parole grosse con minacce di morte che dentro un cimitero e con un funerale in corso hanno un certo effetto. Le secolari regole di una confraternita infrante. Insomma c’è di tutto nella lite tra R.T., 77 anni, e G.D.R., 72, di Casalanguida, finita prima davanti al giudice di pace, che ha condannato il primo per ingiuria e minacce verso il 72enne (parte civile da risarcire), poi in tribunale. Davanti al giudice monocratico Andrea Belli la lite è approdata perché l’avvocato del 77enne, Antonio Ottaviano, ha presentato appello contro la sentenza del giudice di pace del maggio 2015 per la tenuità del reato. Ma il giudice ha condannato di nuovo R.T., solo per minacce, a 50 euro di multa, 400 euro di risarcimento danni e pagamento delle spese legali all’avvocato di parte civile, Simona Auriemma. Una pena meno afflittiva perché nel frattempo l’ingiuria è stata depenalizzata. La strana lite al cimitero è scoppiata alla vigilia di Natale del 2012 quando R.T., andando sulla tomba della madre morta pochi mesi prima e sepolta nella cappella della Arciconfraternita del Santissimo Rosario di cui la donna faceva parte, e di cui G.D.R. è priore, non ha trovato la lapide.
Era stata spostata perché, secondo la Confraternita, non era stata fatta rispettando i canoni e le regole della congregazione in vigore da un secolo, che prevedono lapidi uguali per tutti. Stesse lettere, stessi orpelli e 160 euro da pagare per il servizio. La lapide diversa sarebbe stata così spostata. Preso dall’ira R.T. si è diretto verso il priore, che era in quel momento nel cimitero per aver partecipato ad un funerale. Ha cominciato ad ingiuriarlo e a minacciarlo: «Ti ammazzo, ti metto sotto con la macchina», avrebbe detto, tanto che il priorie si sarebbe rinchiuso dentro una cappella per la paura. Dopo aver passato un Natale infelice, i due sono finiti davanti ai giudici. In appello R.T.è stato condannato per le minacce e prosciolto dall’accusa di ingiuria. Ma la vicenda non è conclusa: per gli stessi fatti è aperto un altro procedimento che vede il priore come imputato. (t.d.r.)
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