Conduttura rotta a Filippone il gip chiede il processo per 14

2 Febbraio 2017

De Ninis si oppone all’archiviazione dell’inchiesta sulle palazzine Ater per i proprietari degli appartamenti e per il commissario. La difesa della Gabini: pagata la quota dell’ente

CHIETI. Il gip Luca De Ninis non accoglie la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e chiede l’imputazione coatta per 14 persone accusate di non aver ottemperato all’ordinanza sindacale che chiedeva di risistemare una conduttura fognaria a Filippone. I 14 imputati sono sia i proprietari di appartamenti delle palazzine Ater che avrebbero dovuto risistemare la conduttura che il commissario Ater Antonella Gabini che, anche volendo, con le casse in rosso dell’ente commissariato proprio per questo motivo, non avrebbe potuto far fronte nei brevissimi tempi richiesti dal Comune ai lavori di manutenzione fognaria. E dunque, dopo il danno anche la beffa per l’Ater e il suo commissario, chiamato a risollevare le sorte dell’ente di gestione delle case popolari.

La vicenda risale al marzo 2015 quando la Asl segnala al Comune di avere riscontrato uno sversamento di liquami fognari all’esterno dei condomini Primavera, in via Cavorso 6 e via Grifone 13, due traverse di via San Camillo de Lellis a Filippone. A quel punto il Comune emette tre ordinanze sindacali, una del 7 settembre 2015, una del 18 settembre 2015 e una del 5 ottobre 2015, in cui ordina all’Ater, ai condomini e ai proprietari di provvedere all’esecuzione dei lavori di ripristino. L’Ater, intanto, aveva chiesto che fosse il Comune ad eseguire i lavori ripartendo la spesa tra la stessa Ater, i proprietari e il Comune. Il 15 ottobre del 2015 il Comune affidava ad una ditta esterna l’incarico di effettuare i lavori di ripristino del tratto fognario, poi eseguiti il successivo 26 ottobre. A seguire il Comune notificava all’Ater e agli altri interessati, un verbale di accertamento di violazione dell’ordinanza del 18 settembre 2015. Gli atti venivano trasmessi anche alla Procura per l’accertamento del reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità (articolo 650 del codice penale).

Gli imputati sono i proprietari e condomini Fabio Cocco, Stefano Zuccarini, Walter Salvatore, Flavia Mammarella, Rosa Di Labio, Paola Del Grosso, Marianna Falcocchio, Pierluigi Giampietro, Sivlia Mammarella, Mario Palombaro, Fabrizio De Luca, Benito Palmerini e Gianmarino Nicola Centurione (difesi da diversi avvocati tra cui Marco Femminella e Linda Maria D’Angelo) e la stessa Gabini, difesa dall’avvocato Carla Tiboni. Secondo le tesi difensive dell’avvocato Tiboni, i lavori sono stati eseguiti dal Comune su accordo delle parti, a l’Amministrazione ha successivamente ripartito le spese tra le parti (Comune compreso). L’Ater ha pagato, appena ha avuto disponibilità di cassa, la propria quota. L’Ater, come è noto, sta attraversando un difficilissimo periodo a causa del dissesto causato dalla precedente amministrazione finita al centro di scandali e processi. L’ente commissariato, va avanti con grandissimi problemi di liquidità, e nel 2015, al momento della rottura delle fognature, non era in grado di pagare l’esecuzione di lavori, che in ogni caso nel pochissimo tempo chiesto dal Comune non potevano essere affidati ad alcuna impresa. La difesa obietta anche circa le diverse ordinanze sindacali emesse che sarebbero risultate «incomplete ed illegittime» non avendo individuato tutti i soggetti che dovevano provvedere ai lavori. (a.i.)