Confessa il cassiere delle Poste: così ho derubato dieci anziani

1 Febbraio 2020

Interrogato il 41enne in servizio a Brecciarola e sorpreso a prelevare somme dai conti dei pensionati «Sono pentito, voglio cambiare vita e risarcire tutti». Scatta il sequestro di 5.785 euro e ritorna libero

CHIETI. «Ho derubato una decina di pensionati a partire dal 2017. Ma sono pentito di quello che ho fatto: voglio cambiare vita e risarcire tutti i clienti danneggiati». È arrivata nel giorno dell’interrogatorio la confessione di Andrea Del Rossi, 41 anni di Pianella, il dipendente infedele dell’ufficio postale di Brecciarola arrestato lunedì dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti con l’accusa di peculato, reato punito con la reclusione da 4 a 10 anni e mezzo. Ieri mattina l’impiegato, difeso dall’avvocato Vittorio Supino, ha ammesso tutte le sue responsabilità e, a distanza di qualche ora, è tornato in libertà: il giudice Luca De Ninis, dopo il parere favorevole del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, gli ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di presentazione in caserma per tre volte alla settimana. Determinanti sono state anche le dimissioni dell’indagato dal posto di lavoro; una mossa che, in sostanza, ha fatto venire meno le esigenze cautelari, in particolare il «pericolo di reiterazione del reato». Sempre ieri, nei confronti di Del Rossi, è scattato il sequestro preventivo di 5.785 euro, ovvero l’ammanco accertato al momento del blitz. Ma la somma sparita dai conti correnti dei pensionati, per stessa ammissione dell’ormai ex addetto alla cassa delle Poste, è sicuramente maggiore.
L’INCHIESTA SI ALLARGA. In tribunale, l’impiegato ha raccontato di aver agito per motivi economici, giurando di essere distrutto per quello che ha fatto e di voler collaborare. Così, di fronte agli indizi schiaccianti raccolti dai carabinieri della tenente Maria Di Lena, l’uomo ha vuotato il sacco. L’indagato ha dunque dichiarato che le vittime non sono solo due fratelli di 79 e 77 anni, come contestato nel capo d’imputazione provvisorio, ma all’incirca dieci. Il totale dei prelievi illeciti – ha spiegato sempre lui – oscilla tra 10mila e 20mila euro. Lo stesso Del Rossi, escludendo che qualche suo collega fosse a conoscenza di quegli episodi, ha indicato un paio di nomi di anziani a cui ha sottratto il denaro. Adesso saranno i militari dell’Arma a ricostruire nel dettaglio le operazioni «occulte» e la loro effettiva consistenza. Del Rossi pensava di non poter essere scoperto. Ma a innescare l’inchiesta è stata la segnalazione della direttrice dell’ufficio postale di via Aventino, insospettita da alcune lamentele.
IL MECCANISMO. Sospetti che sono aumentati dopo una sorta di controllo a campione. La direttrice, infatti, ha bloccato un cliente che aveva appena ritirato 1.050 euro, ma dal libretto è emerso un prelievo di 2.335 euro, ovvero l’intera pensione accredita quel mese, maggiore rispetto all’importo consueto per la presenza di alcuni rimborsi di cui l’anziano non era a conoscenza. Dai successivi accertamenti è venuto fuori un altro prelievo anomalo: qualche giorno dopo il 77enne aveva preso i “soliti” 1.050 euro ma la somma ritirata risultava di 2mila euro. Poi ha presentato denuncia anche il fratello della prima vittima. Alcuni clienti anziani, avendo scarsa dimestichezza con il Postamat, preferiscono consegnare la tessera all’operatore di sportello, al quale forniscono anche il codice pin, per ricevere i contanti dalle sue mani. Ed è esattamente quello che ha fatto il 79enne. I carabinieri hanno scoperto che, inizialmente, l’indagato consegnava il denaro all’utente e stampava la ricevuta dove appariva l’importo richiesto. Prima di chiudere l’operazione, però, il cassiere prelevava un’ulteriore somma dal conto, senza che il cliente se ne accorgesse nell’immediato. Sono così emersi prelievi illegali per altri 3.550 euro.
PATTEGGIAMENTO. Dopo la confessione di ieri e il recesso del contratto di lavoro con Poste Italiane (Del Rossi era un dipendente part time che lavorava dal primo al quindicesimo giorno di ogni mese), l’ipotesi più probabile è la richiesta di patteggiamento. Un rito alternativo che consentirebbe all’indagato di ricevere uno sconto sulla pena finale sino a un terzo.
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