Consiglio comunale dimissionario «Incapacità politica del sindaco»

5 Dicembre 2021

I 4 rappresentanti della maggioranza e l’esponente della minoranza spiegano il ricorso alle urne «La parità di genere non c’entra: Di Salvo poteva restare in giunta togliendo l’assessore Lucci»

PENNADOMO. «Nessun maschilismo ma solo incapacità politica da parte del sindaco»: smontano così il “caso” Pennadomo i cinque consiglieri (quattro di maggioranza e uno di minoranza) le cui dimissioni hanno determinato la caduta del consiglio comunale e, quindi, l’arrivo di un commissario. Tutto questo ad appena due mesi dalle elezioni amministrative che hanno riconfermato sindaco Domenico D’Angelo. In queste ore la vicenda ha assunto caratteristiche che hanno travalicato i confini del piccolo centro.
I PROTAGONISTII consiglieri della maggioranza dimissionari sono Daniele Cianci, Remo Di Donato, Gianluca Giovannelli, Marco Pantalone, Giovanni Ranalli; della minoranza Giuseppe D’Ulisse. Il consiglio comunale era composto da sette consiglieri di maggioranza e tre di minoranza. Ruolo importante è quello di Rosalinda Di Salvo, già vicesindaco nel primo mandato di D’Angelo.
I FATTIGiovannelli era stato nominato assessore il 23 ottobre, in rappresentanza di 5 consiglieri di maggioranza neo eletti. In giunta anche Davide Lucci. Il sindaco, in prima istanza, ha ritenuto di escludere Di Salvo per mantenere gli equilibri politici fra i 7 consiglieri di maggioranza. Gli equilibri si sono rotti il 17 novembre quando il sindaco ha revocato la nomina a Giovannelli per far entrare in giunta Di Salvo. La prima giunta, quindi, difettava per la “parità di genere”. «Il tam tam mediatico sulle vicende politiche di Pennadomo, fondano solo sulle bugie raccontate dal sindaco. La verità è che non si tratta di maschilismo, perché la vicenda non è legata alla nomina di Di Salvo ad assessore, bensì alla revoca della nomina ad assessore di Gianluca Giovannelli, nominato dal sindaco prima delle proteste della Di Salvo», affermano i consiglieri dimissionari. «Il sindaco per far posto a Di Salvo, invece di revocare l’incarico a Giovannelli poteva togliere l’incarico a Lucci. Se avesse agito, così» dicono i dimissionari, «non sarebbe successo nulla, in quanto sarebbero stati rispettati parità di genere ed equilibri politici».
ELEZIONI PROVINCIALI«La candidatura di Di Salvo alle provinciali (nella lista “Il territorio con il sindaco di Lanciano, Filippo Paolini, ndc)», dicono in una nota i dimissionari, «è stata proposta dal sindaco che deve spiegare come sia conciliabile appoggiare la candidatura dell’attuale vicepresidente della provincia di Chieti (Arturo Scopino, ndc) legata al territorio e contemporaneamente proporre un consigliere nella lista concorrente. Il sindaco ha strumentalizzato un argomento serio, la parità di genere, raccontando una falsa realtà dei fatti, per mascherare le sue intenzioni: continuare ad amministrare con un esecutivo a lui più congeniale, causando la rottura degli equilibri che ha portato alla crisi».
LE DONNE DEL PDSulla vicenda interviene Marta Rapa, portavoce della conferenza delle Donne democratiche della provincia di Chieti: «Stigmatizziamo senza riserve quanto accaduto a Pennadomo, ed esprimiamo solidarietà e vicinanza a Rosalinda Di Salvo, unica donna del gruppo di maggioranza e vicesindaco nella precedente amministrazione».
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