Consorzio di Bonifica, ex dirigenti assolti

Vasto. La Corte d’appello ribalta la sentenza di condanna per Marchetti (truffa) e Annibali (peculato)
VASTO. Si chiude senza condanne l'iter giudiziario avviato otto anni fa dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Vasto contro l'allora presidente del Consorzio di bonifica Sud di Vasto, Fabrizio Marchetti, l'ex commissario regionale Sandro Annibali, dirigenti e professionisti. Due anni fa il tribunale di Vasto aveva assolto dirigenti e professionisti ma condannato Fabrizio Marchetti per peculato a 2 anni e sei mesi assolvendolo dall'accusa di abuso d'ufficio. Condanna a 8 mesi per Sandro Annibali. La Corte d'Appello dell'Aquila per Marchetti ha derubricato l'accusa di peculato in truffa, reato estinto per prescrizione. Anche Annibali è stato assolto. Ad assistere Marchetti sono stati gli avvocati Arnaldo Tascione e Pierpaolo Andreoni. Annibali è stato difeso dagli avvocati Antonello Cerella e Rosalba Masetti.
Secondo le accuse Marchetti fino al 2015 aveva presentato rimborsi spesa ritenuti non meritevoli di ristoro dai giudici del tribunale di Vasto che per questo lo avevano condannato per peculato. Accusa sempre rigettata da Marchetti che ha ricordato di essersi ridotto di un terzo la retribuzione riuscendo con il suo operato ad invasare la diga dopo oltre 25 anni di tentativi andati a vuoto. La Corte aquilana, in accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Tascione e Andreoni, ha dichiarato quindi l'insussistenza del reato di peculato derubricando l'accusa in truffa e assolvendo quindi Marchetti per intervenuta prescrizione. I legali di Annibali da parte loro hanno dimostrato che i pagamenti fatti dall'accusato per le forniture erano stati fatti legalmente assolvendo impegni presi dai suoi predecessori. Un comportamento quindi corretto.
Si chiude così una vicenda che aveva creato grande clamore. Tutto era iniziato con una visita dell'ex governatore Luciano D'Alfonso al Consorzio. D'Alfonso parlò di una sarabanda di progettisti affermando che la diga di Chiauci per troppi anni non era stata riempita di acqua ma di progettisti nominati dagli amministratori. La Procura mandò così la guardia di finanza ad acquisire la documentazione. (p.c.)
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