Consorzio, spunta una Raccomandopoli

23 Ottobre 2016

Una fonte rivela: la politica non prendeva soldi ma chiedeva posti di lavoro all’ente Bonifica Centro dribblando i concorsi

CHIETI. «Non cercate soldi ai politici». A parlare è una fonte autorevole che svela un dietro le quinte dello scandalo del depuratore sfociato negli arresti di Roberto Roberti, presidente del Consorzio di Bonifica Centro, Tommaso Valerio, direttore del depuratore, Andrea De Luca, responsabile del settore ecologia e Stefano Storto, titolare di un laboratorio di analisi chimiche.

C’era una contropartita dietro le scelte azzardate del Consorzio proprietario del depuratore che sversava arsenico nel fiume Pescara? Secondo la fonte sì. Ma la Forestale non troverà tangenti o indebiti arricchimenti personali. Lo scambio con la politica - sostiene la fonte che, per ora, chiede di restare anonima - erano posti di lavoro ai raccomandati. La spintarella, un copione da vecchia Diccì.

La gestione privatistica del Consorzio, dice la procura antimafia che ha chiesto gli arresti, si basava su lavori affidati, senza gara d’appalto, a «imprese amiche». Emblematica è la frase intercettata a Roberti: «Perché i lavori li dobbiamo dare a chi li dobbiamo dare!». Ma la fonte ci rivela anche il secondo filone, tutto ancora da scoperchiare, delle assunzioni senza concorso. Più che i soldi vanno cercati i nomi di “figli di” o “raccomandati da”. Questa sarebbe la “merce di scambio”. Lo si capisce anche da un’intercettazione telefonica del 22 novembre del 2015 tra l’arrestato, De Luca, e la segretaria di Roberti.

Segretaria: «Ascolta, questa è una brutta notizia!».

De Luca: «Sì, ma perché non ha fatto un articolo “noi vogliamo fare il Consorzio unico e vogliamo che Roberti si dimetta!”, cioè esci, dillo chiaro, chiaro, no?».

Quel 22 novembre De Luca era preoccupato del contenuto di un articolo che interpreta come un attacco a Roberti. Da parte di chi?

De Luca: «Vedi che ci sta pure di mezzo D’Alfonso».

Segretaria: «Infatti c’è D’Alfonso personalmente, c’è scritto... e poi ha ricacciato (tirato in ballo, ndr) un’altra volta le assunzioni degli operai».

De Luca: «Eh vedi, vedi. Hanno ricacciato le assunzioni e gli affidamenti senza gara».

Segretaria (si rammarica): «Gli affidamenti sui lavori, da quanto tempo gliel’ho detto! (a Roberto Roberti, ndr

Il 22 novembre di un anno fa, i due avevano appena letto un articolo del Centro che cominciava così: «I cattivi odori di Chieti Scalo finiscono in Procura. A portarli domani all’attenzione della magistratura sarà il consigliere regionale del Partito democratico Camillo D’Alessandro». E continuava: «L’inchiesta del Centro, pubblicata ieri, ha sollevato il caso. Il primo a interessarsene è stato, sempre ieri, il governatore Luciano D’Alfonso. Il Centro ha individuato la zona dove l’aria è appestata e dove scaricano rifiuti chimici decine di Tir provenienti dal Nord Italia». Entriamo nel dettaglio di quell’articolo: «La Regione lancia un’accusa precisa: voglio capire quale sia la compatibilità e la capacità di depurare dell’impianto del Consorzio di bonifica, adibito ai reflui civili, con rifiuti prodotti in tutt’Italia che molto probabilmente non hanno nulla a che fare con reflui civili». E ancora: «E’ compatibile l’impianto di San Martino con rifiuti classificabili in altre categorie, per esempio tossici o pericolosi, dunque cancerogeni? Quali sono le ditte che hanno avuto accesso facilitato ai servizi dell’impianto del consorzio?». Arriviamo al passaggio dell’articolo che toccò un nervo scoperto: «D’Alessandro punta il dito contro il presidente del Consorzio: da quando sono stato eletto - dice - ho continuamente posto il tema della governance dei consorzi di bonifica, scontrandomi ogni volta con Roberti. Nella scorsa legislatura presentai una norma, approvata in Consiglio, che imponeva l’evidenza pubblica per le assunzioni e per gli affidamenti dei lavori». Imprese amiche e raccomandopoli, le due parole chiave.