Contagi ancora in crescita Ferrara: in un mese 835 casi

Vertice tra il sindaco e il presidente Marsilio: «Troppi positivi, restiamo zona rossa» Sabato e domenica prossimi nuovi tamponi: «Ma adesso bisogna puntare sui vaccini»
CHIETI. Diego Ferrara non nasconde le sue preoccupazioni da medico e da sindaco di fronte ai dati dei contagi in continua ascesa. Ieri mattina ha avuto una lunga riunione con il presidente della Regione Marco Marsilio che, prima di firmare la nuova ordinanza regionale sulle misure da adottare contro la pandemia, ha voluto sentire i quattro sindaci dei capoluoghi di provincia. Al termine della riunione Ferrara fa il punto della situazione.
Sindaco, cosa ha chiesto al presidente della Regione?
«Insieme agli altri sindaci, abbiamo chiesto una omogeneità di indirizzo perché non accada più che i sindaci possano ritrovarsi inconsapevolmente su posizioni discordanti gli uni rispetto agli altri. Insieme al sindaco di Pescara, Carlo Masci, abbiamo chiesto, inoltre, di rimanere zona rossa e non tornare all’arancione, seppure rinforzato».
Qual è oggi la situazione dei contagi in città?
«A Chieti sono state 2.097 le persone contagiate dal primo marzo dell’anno scorso al 22 febbraio scorso. Dei 2.097, ben 835 casi positivi si sono registrati nell’arco del solo ultimo mese, dal 18 gennaio al 22 febbraio. Il 40% circa di un anno di contagi si è concentrato in un solo mese. Attualmente ci sono 677 positivi in città e purtroppo l’età si sta abbassando ed è questo che più mi ha preoccupato quando sono arrivato alla decisione di chiudere le scuole. Dei 677, la fascia produttiva dai 18 ai 65 anni è quella che assorbe il più grande numero di positivi, ma ci sono anche 100 positivi che hanno un’età che va dai 7 mesi ai 17 anni. Ecco perché credo di aver fatto bene a chiudere le scuole».
Sono previste nuove restrizioni?
«Intendo attenermi all’ordinanza regionale e manterrò la chiusura delle scuole, compreso le strutture private, che ora sono chiuse fino al 7 di marzo. Lunedì prossimo vaglierò i nuovi dati, anche se già sappiamo che il trend continua a essere in ascesa».
Come si sta organizzando il Comune per il nuovo screening di massa?
«Lo screening con i tamponi antigenici tornerà sabato e domenica. A differenza della volta precedente, lo faremo in sole due sedi, una sul colle e l’altra allo Scalo. Non potremo più utilizzare la sede del vecchio ospedale, come avevamo ipotizzato all’inizio, perché verrà utilizzata per fare i vaccini per gli ultraottantenni già da lunedì prossimo. Per questo motivo stiamo valutando sedi alternative, abbiamo appena fatto un sopralluogo a palazzo Lepri, l’esito è stato positivo e dunque probabilmente utilizzeremo il piano terra di quella struttura. Per quanto riguarda lo Scalo, abbiamo pensato al palazzetto di Colle dell’Ara. Ma per noi il problema fondamentale non è quello delle sedi, quanto quello delle risorse umane che, purtroppo, dopo tanto tempo di lotta alla pandemia, vanno scemando sempre di più, soprattutto per quanto riguarda la Protezione civile. Io inoltre penso che lo screening prolungato inizi a perdere di importanza. Ora deve prevalere la linea delle vaccinazioni più che quella dei tamponi. Tempo e risorse, già di per sé risicate, devono essere spesi per i vaccini più che per i tamponi».
Cosa farete per la campagna vaccinale degli ultraottantenni?
«Avevamo proposto alla Asl due sedi: il palazzetto di Colle dell’Ara e l’ex asilo Peter Pan. La Asl ha accettato la convenzione per l’uso dell’ex asilo. Il problema è ora quello di mettere a punto la struttura in tempi rapidi, compreso la ristrutturazione della pedana per i portatori di handicap. Insieme alla Asl abbiamo deciso di procedere chiedendo aiuto ai privati per riuscire a trovare le risorse economiche necessarie in breve tempo».
L’emergenza ha bloccato la normale amministrazione comunale?
«Per sopperire a questo surplus di richiesta di energia non abbiamo fatto altro che aumentare le ore di lavoro. Alle 13.30 di sabato sono ancora al Comune e ci resto fino a tardi per studiarmi le carte. Con i miei collaboratori siamo in prima linea dalla mattina alla sera. Questa è la mia routine».
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