«Contrari, ma restiamo nel centrodestra»

8 Novembre 2018

I ribelli De Lio e Melideo dell’Udc: con la vendita nessun beneficio per il bilancio, no a voti imposti

CHIETI. I consiglieri ribelli dell’Udc, Mario De Lio e Roberto Melideo, spiegano in 6 punti il loro voto contrario alla vendita della farmacia comunale. Poi, rivendicano: «Noi continuiamo ad appartenere alla maggioranza di centrodestra e abbiamo detto no a questa operazione solo perché avrebbe avuto effetti negativi per la città. Non c’è alcuna volontà di sferrare attacchi».
Il primo aspetto da considerare è che «la privatizzazione della farmacia comunale di Filippone nega il perseguimento del fine pubblico e sociale maggiormente rilevante: garantire prezzi calmierati in un quartiere ad altissima densità di popolazione». La trasformazione di Chieti solidale – l’azienda partecipata che gestisce le farmacie pubbliche – in srl «con evidente proposito imprenditoriale di profitto si pone in netta contraddizione con la vendita di un proprio bene economicamente attivo». In questo senso, De Lio e Melideo ritengono che portare a termine la vendita significherebbe violare anche due articoli di legge. Quanto al personale, invece, c’è «il rischio reale e concreto che ai dipendenti assegnati alla farmacia di Filippone, i quali comunque resterebbero assorbiti in Chieti solidale, non sia efficacemente garantito il rispetto di mansioni e professionalità acquisite». E non va sottovalutata, secondo i due dissidenti, neppure una possibile battaglia a colpi di carte bollate: «Il prevedibile contenzioso derivante dalla vendita comporterà di certo gravosi costi per il Comune con evidente compromissione negativa anche del suo bilancio». Si tratta dunque di «reali problematiche, fondate esclusivamente su motivi tecnici»: ecco perché «era stato chiesto il ritiro della delibera per un maggiore approfondimento». Così, «all’imposizione del voto», De Lio e Melideo hanno voltato le spalle alla maggioranza.
«Del resto», è l’ultima precisazione, «l’operazione non può certo ritenersi a beneficio del bilancio: è un’entrata una tantum e non una soluzione strategica, progettuale e a lungo termine per rinsaldare i conti del Comune». (g.let.)