Contributi alla ditta fittizia «Rimborsate 200mila euro»

Tre soci di una ditta condannati dai giudici contabili a risarcire lo Stato I magistrati: «Hanno ottenuto soldi pubblici per un progetto mai realizzato»
VASTO. Duecentomila euro: tanto dovranno restituire allo Stato A.G., 50 anni, di Gissi; G.Z., 39 anni, di Atessa, e A.M.S., 46 anni, di Vasto. A stabilirlo è una sentenza della Corte dei conti. La società con sede a Monteodorisio costituita sette anni fa dai tre soci, a giudizio della guardia di finanza di Vasto, in realtà sarebbe stata una ditta fittizia e sarebbe servita per presentare alla Regione falsi documenti è ottenere lauti finanziamenti pubblici. I finanzieri della tenenza vastese nel corso di una ispezione eseguita il 23 febbraio 2009 calcolarono 200 mila euro di contributi intascati in maniera fraudolenta. Rinviati a giudizio dalla Procura di Vasto, i tre soci a maggio 2014, al termine del giudizio penale sono stati assolti dai giudici del Tribunale vastese.
La Procura regionale, tuttavia, ha ritenuto sussistente un danno erariale per la Regione e la Fira, la Finanziaria regionale. «Le conclusioni del giudice penale non precludono la valutazione autonoma di altri elementi che evidenziano la responsabilità amministrativa», si legge nella sentenza.
Il procedimento tributario è quindi andato avanti e qualche giorno fa la Corte dei conti ha condannato i tre a risarcire la somma riscossa nonchè alla rivalutazione monetaria, gli interessi legali e le spese di giudizio in favore dello Stato. I giudici amministrativi hanno stabilito che la somma dovrà essere versata entro un anno insieme alle spese di giudizio. La decisione dei giudici è motivata in una dettagliata analisi in 23 pagine e supportata dalla relazione della guardia di finanza. Tante le irregolarità scoperte dalle fiamme gialle: contratti preliminari di locazione stipulati senza data, contratti che non hanno mai avuto seguito, planimetrie di presunti locali destinati a divenire sede della società sulle quali mancano i dati identificativi dell’immobile e la loro esatta ubicazione. «Gli immobili in base agli accertamenti sono risultati inesistenti», spiegano i giudici della Corte dei conti, sezione abruzzese, parlando quindi di «indebita acquisizione di contributi pubblici».
Il progetto per il quale i tre soci avevano ottenuto i finanziamenti a parere dei giudici della Corte sarebbe stato farcito di irregolarità e arricchito di fatture relative ad operazioni inesistenti, ma soprattutto non è mai stato realizzato. I 200 mila euro devono quindi essere restituiti.
Paola Calvano
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