Contributi per la casa, quattro condanne

22 Marzo 2018

Ex dipendenti sotto accusa: falsificarono la richiesta della figlia di una funzionaria per farle avere un contributo di 4.800 euro

CHIETI. Tutti colpevoli. Anche l’imputato per cui la pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione. Per il tribunale teatino i dipendenti del Comune di Chieti Luciana Rapattoni, Bruna Sacco, Rita Marinelli e Adriano Suplizio sono tutti colpevoli di aver alterato una graduatoria pubblica in modo da favorire la figlia di una di loro, facendogli ottenere un contributo di 4.800 euro. Sono stati tutti condannati a 2 anni e 6 mesi, compresa la Marinelli, che per il pm Giancarlo Ciani aera estranea alla vicenda. La graduatoria alterata è quella comunale per l’emergenza abitativa. In lista ci sono i residenti che hanno bisogno di un sostegno economico per la casa, messo a disposizione dal Comune per le famiglie indigenti. L’amministrazione comunale non ha soldi sufficienti per venire incontro a tutte le richieste, potendo accontentare solo i primi in lista. Di qui la necessità di alterare la lista. In particolare, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stata falsificata la data in cui è arrivata la domanda per ottenere il beneficio economico, facendo in modo di retrodatarla. Il contributo per l’emergenza abitativa viene assegnato infatti in base a una graduatoria che si forma a partire dalla data di deposito delle domande. Ecco perché era necessario retrodatare la domanda.
La funzionaria aiuta la figlia. La domanda retrodatata è quella di Brigitta Berghella, quarantenne teatina, figlia della Rapattoni. La madre, 68 anni, difesa da Domenico Budini, è stata per molti anni un «funzionario apicale», come la definisce la Procura, «dell’Ufficio politiche della casa del Comune». Nel corso del processo viene descritta da alcune testimonianze come il «deus ex machina dell’Ufficio. Colei che ne decide le sorti». Se si trattasse di una società, lei ne sarebbe stata, insomma, «l’amministratore di fatto». Sua figlia è stata descritta come assidua frequentatrice di quell’ufficio. Secondo le testimonianze non solo ci andava spesso, ma si sedeva anche alle scrivanie e utilizzava il pc. Qualcuno ha anche detto che era praticamente di casa.
La domanda retrodatata. Nonostante tutto, però, l’istanza per il contributo economico che la Berghella presenta il 5 dicembre del 2011 non sarebbe stata accettata perché arrivata troppo tardi. Viene invece accettata perché, a un certo punto, la data d’arrivo viene cambiata e la domanda risulta arrivata il 5 ottobre 2011. Chi ha falsificato i dati? Secondo la Procura tutti, con la sola eccezione di Rita Marinelli (difesa dall’avvocato Cristiana Valentini), 63 anni, funzionaria addetta all’istruttoria delle pratiche di richiesta del contributo abitativo. Il pm Ciani ha chiesto infatti per lei l’assoluzione e per gli altri la condanna a 2 anni e 4 mesi. Per i giudici Geremia Spiniello (presidente) Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo sono invece tutti colpevoli. L’unica posizione stralciata, ma solo per un difetto di notifica, è quella della Berghella.
La falsificazione. Secondo la Procura, la Sacco (difesa da Vittorio Supino), 60 anni di Chieti, addetta alla protocollazione informatica delle domande, il dipendente comunale Sulpizio (difeso da Monica D’Amico), 62 anni di Bucchianico, la Rapattoni e la Marinelli, tutti insieme, «alteravano il timbro di ingresso apposto dal Comune sulla richiesta del contributo depositata dalla Berghella, nonché i dati del protocollo informatico, e alternavano il timbro tondo apposto sulle autocertificazioni depositate dalla Berghella. Posto che il beneficio veniva corrisposto in base a una graduatoria formata sulla data di deposito delle domande. Posto che mantenendo la reale data di deposito e di protocollo non ne avrebbe avuto diritto, considerato che le persone che ne avrebbero potuto beneficiare avevano presentato domanda entro il 21 ottobre 2011». Le difese preparano l’appello.