Convengo neofascista a Ortona. Uno dei relatori è Rainaldo Graziani. Selezionava le guardie per la tomba di Mussolini

10 Settembre 2026

Uno degli ospiti è il figlio dell’ex latitante nero e fondatore di Ordine Nuovo:

«Il Duce è ancora virilmente seducente», diceva sfoggiando un fascio littorio

ORTONA

Da responsabile della «Guardia d’onore Benito Mussolini», i volontari che si davano il cambio a Predappio vegliando impettiti la tomba del Duce, a relatore nella tre giorni di convegni organizzata a Ortona dall’ultradestra e finita al centro di interrogazioni parlamentari. È la parabola di Rainaldo Graziani, il cui intervento è in programma il prossimo 26 settembre durante il dibattito intitolato: “Russia nemica? No. Il vero nemico va cercato in casa”. L’indomani, invece, si esibirà nell’incontro “Teoria del mondo multipolare. Attualizzazione del pensiero di Thiriart e Dugin”, l’ideologo di Vladimir Putin, detto «il Rasputin del Cremlino».

Rainaldo Graziani, romano, fa il ristoratore a Gavirate, in provincia di Varese, ed è il figlio di Clemente, l’ex «latitante nero», cofondatore dell’organizzazione terroristica di estrema destra Ordine Nuovo, dichiarata fuorilegge nel 1973 dopo che i suoi dirigenti furono accusati di ricostituzione del Partito nazionale fascista. Rainaldo è stato un esponente di Meridiano zero, movimento politico neofascista sciolto nel 1993. Ma anche negli anni successivi ha fatto parlare di sé. Soprattutto per un ruolo particolare che ha ricoperto: quello di reclutare e selezionare le «guardie» che, ogni giorno, prendevano posizione ai lati del gigantesco mascellone di marmo con turni fino a 12 ore.

In un’intervista del 2004, richiamata dal Corriere della Sera, lo stesso Rainaldi chiarì che i militi volontari venivano scelti in base «alle leggi della fisiognomica, alla fierezza dello sguardo, alla gestualità». Due anni prima, invece, colloquiando con un inviato di Repubblica, Graziani dichiarò, mentre portava al collo un ciondolo d’oro col fascio littorio: «Qui passano quindicimila persone in due giorni. Il Duce è ancora virilmente seducente. Mentre non vedo bancari in processione davanti alla tomba di Cuccia. E quanti antifascisti vanno in pellegrinaggio al sepolcro di Pertini?».

Nel frattempo, il convegno in programma dal 25 al 27 settembre continua ad animare il dibattito politico. Accendere i riflettori sull’iniziativa “Da Fiume al dissenso”, prevista in una sala comunale, e chiedere al ministero dell’Interno di verificare preventivamente organizzatori, relatori, contenuti e modalità di svolgimento dell’evento. È questo il senso dell’interrogazione presentata dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Daniela Torto, che invita «il Viminale ad acquisire tutte le informazioni necessarie sull’evento, finito al centro delle polemiche per la presenza annunciata di esponenti e contenuti che associazioni e forze politiche locali hanno definito riconducibili all’area neofascista e revisionista». Angelo Di Nardo, sindaco di Ortona, ha respinto la richiesta dell’Anpi e di sette partiti di centrosinistra di bloccare l’iniziativa, confermando la concessione della sala Eden e sostenendo che le eventuali valutazioni sulla legittimità del convegno spettino a prefettura e questura. «La libertà di manifestazione del pensiero è un principio fondamentale della nostra Costituzione», sottolinea la deputata, «ma non può essere invocata per sottovalutare eventuali condotte che, se concretamente riconducibili all’apologia o alla propaganda fascista, alla propaganda razzista o all’esaltazione del nazifascismo, potrebbero risultare incompatibili con le norme del nostro ordinamento».

Alla luce delle polemiche già scoppiate, Torto intende sapere «se gli organi competenti abbiano già raccolto informazioni sugli organizzatori e sui relatori annunciati e se siano emersi elementi che possano assumere rilievo ai fini delle valutazioni di competenza, fermo restando il ruolo dell’autorità giudiziaria». Un altro capitolo dell’interrogazione riguarda l’ordine e la sicurezza pubblica. La deputata chiede «al ministro quali misure siano state predisposte, anche in considerazione delle iniziative di protesta annunciate e delle tensioni che la vicenda avrebbe già prodotto nella comunità locale. È necessario che le istituzioni facciano tutte le verifiche prima dello svolgimento dell’evento, senza automatismi e senza comprimere le libertà costituzionali, ma garantendo al tempo stesso il pieno rispetto delle leggi che presidiano l’ordinamento democratico».

L’onorevole pentastellata chiede al ministro dell’Interno se, nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto dell’autonomia degli enti locali, ritenga opportuno promuovere una ricognizione delle procedure adottate per la concessione di immobili pubblici in occasione di iniziative sulle quali emergano elementi di possibile contrasto con la legislazione in materia di ricostituzione del partito fascista, propaganda discriminatoria e tutela dell’ordine pubblico. «Gli spazi pubblici appartengono alle istituzioni democratiche e il loro utilizzo deve essere accompagnato da verifiche di legalità adeguate e tempestive», conclude Torto, «soprattutto quando vengono segnalati elementi che meritano un approfondimento».