Cornaglia, ora è protesta: 25 posti di lavoro a rischio

6 Agosto 2020

Atessa. L’azienda delocalizza la produzione di serbatoi per impianti a metano I sindacati annunciano battaglia: «Pronti a evitare la morte dello stabilimento»

ATESSA. È stato di agitazione alla Cornaglia (ex Cortubi), fabbrica che occupa 25 dipendenti per la realizzazione di componenti automotive tra cui serbatoi per una parte dei furgoni prodotti in Sevel, quelli destinati ai motori a metano. L'azienda lo scorso 3 luglio aveva annunciato la volontà di delocalizzare proprio le lavorazioni sui serbatoi per impianti a metano, una situazione che per i sindacati Fiom, Fim e Uilm, significherebbe di fatto la morte dell'azienda stessa che non sopravviverebbe senza questa importante commessa. «Non condividiamo e non comprendiamo le motivazioni addotte», si legge in una nota congiunta delle parti sociali, «che parlano della necessità di un contenimento di costi eliminando spostamenti logistici del prodotto da Atessa a Beinasco per la fase produttiva finale. Ribadiamo con fermezza che questa produzione vitale, non può essere scippata allo stabilimento di Atessa già carente di commesse, è palese la volontà di sfogliare la margherita. In Val di Sangro», proseguono Fiom, Fim e Uilm, «esistono aziende che possono completare le fasi di verniciatura che oggi mancano in Cornaglia, sicuramente con un costo più contenuto rispetto alla soluzione attuale e addirittura alla soluzione individuata dalla Cornaglia, bisogna non tralasciare il fatto che produrre tutto ad Atessa porterebbe anche un vantaggio all’ambiente con una produzione a km 0».
L’azienda zoppicherebbe da tempo e negli anni ha fatto ricorso a quasi tutti gli ammortizzatori sociali, mancando tuttavia di investire nello stabilimento abruzzese. Attualmente si trova in cassa integrazione Covid, ormai agli sgoccioli. «Siamo preoccupati delle scelte che la Cornaglia si appresta a fare», proseguono i sindacati, «siamo convinti che tale azione prefiguri un disimpegno in provincia di Chieti. Questa convinzione è rafforzata dalla mancanza di alternative e assoluta incertezza riguardo allo stabilimento della divisione Cor Tubi. Chiediamo alla politica di sostenere questi lavoratori ed a Sevel di intervenire nei confronti del proprio fornitore al fine di salvaguardare i livelli occupazionali del territorio».
I sindacati hanno informato anche l'assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo della situazione in atto.
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