coronavirus»i controlli

26 Aprile 2020

CHIETI. «Sono uscito per comprare le sigarette a mio padre: lui non può farlo di persona perché ha una malattia ai bronchi». Così un uomo di 30 anni ha provato a giustificarsi davanti ai carabinieri...

CHIETI. «Sono uscito per comprare le sigarette a mio padre: lui non può farlo di persona perché ha una malattia ai bronchi». Così un uomo di 30 anni ha provato a giustificarsi davanti ai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti, coordinati dal maggiore Massimo Capobianco e dalla tenente Maria Di Lena, impegnati nei controlli in strada finalizzati a contenere il rischio di contagio da coronavirus. Naturalmente era solo una scusa, peraltro anche strampalata: nei confronti dell’automobilista è scattata una multa da 533 euro, anche perché si era allontanato dal Comune di residenza. Insomma: si aggiorna di ora in ora il campionario delle bugie utilizzate da chi proprio non si rassegna a restare a casa.
Rispetto alle prime settimane in cui è entrato in vigore il decreto del governo che vieta gli spostamenti ingiustificati, è calato il numero delle persone che non rispetta le regole. Anche se c’è ancora qualche trasgressore che, ad esempio, non vuole rinunciare ai pranzi in famiglia. Tra ieri e oggi, sono oltre 600 gli uomini delle forze dell’ordine impegnati nelle verifiche sull’intero territorio provinciale: poliziotti, carabinieri, finanzieri, militari della guardia costiera e agenti delle polizie locali sono in prima linea per evitare spostamenti ingiustificati. Nella giornata di ieri non sono stati segnalati particolari «assembramenti»: come già avvenuto nel weekend di Pasqua, la maggioranza dei cittadini si è attenuta alle norme anti contagio.
Nel frattempo, in città salgono a 115 i casi positivi dall’inizio dell’emergenza: ieri gli ultimi contagi sono stati comunicati al sindaco Umberto Di Primio. «A Chieti», dice il primo cittadino, «c’è una crescita contenuta ma costante dei contagi. Nelle ultime settimane i numeri sono aumentati in modo considerevole probabilmente a causa del ritardo con il quale sono arrivati i risultati dei tamponi. La guardia va mantenuta alta: dobbiamo arrivare alla seconda fase forti per ripartire». (red.ch.)